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Procida: Comportamenti a rischio, il ruolo della famiglia

di MIchele Romano
Nell’ambito della settimana per il “Benessere Psicologico in Campania”, anche a Procida l’Ordine Psicologi, con il patrocinio del comune, ha organizzato un momento di elaborazione e approfondimento su una materia di acuto ed intenso impatto sociale cioè: “Il ruolo della famiglia nella prevenzione dei comportamenti a rischio”.
Parimenti, su questo giornale, usciva un dato in cui i denunciati per droga nell’arco del 2011, non ancora concluso, sul territorio isolano sono oltre cinquanta (50) in età dai 17 ai 35 anni.
Ebbene tali dimensioni comunicative mi hanno condotto a riflettere e ad interrogarmi su un punto focale: la famiglia tradizionale rappresenta sempre ed esclusivamente l’espressione migliore dentro i sentieri dei progetti educativi?
Certamente essa, senza alcun dubbio, costituisce la forma sociale più semplice e condivisa dell’amore tra le persone. Ma, constatato ciò, a mio parere, non possiede una definitiva etichetta di totale garante della protezione e dell’educazione dei figli mentre le ideologie e le istituzioni, in modo perentorio, nel darle una prerogativa assoluta scremando e discriminando altre forze espressive dell’amore, manifestano il loro volto fondamentalista come strumento di potere e di repressione.
Seguendo tale tipo di ragionamento considero, per esempio, l’affidamento dei minori materia di estrema delicatezza, esposta ad una enorme fragilità che coincida con il margine di errore insito in ogni destino umano, per cui la riuscita positiva di un esito dell’amore non accade per la forma della famiglia ma per la sostanza umana delle persone che la compongono. E qui sarebbe cosa opportuna e intelligente che altri nuclei affettivi (single, coppie di fatto, gay, etc.) nel momento in cui offrono affidabili garanzie di tutela, di altruismo, di cura possano accedere all’adozione con tutti i annessi di responsabilità educativa.
Certamente queste garanzie non sono di facile valutazione tanto da salvaguardare un minore del pericolo di fallimento educativo. In tal senso bisogna osservare che alla “famiglia normale” a cui felicemente appartengono, senza alcun dubbio, struttura perenne della riproduzione e educazione dei figli, non viene chiesta alcuna patente di garanzia, pur essendo, a volte, pessimi siti per nascere. E’ sufficiente spulciare la narrazione di ciò che succedeva nelle campagne, dove l’incesto si espandeva presso le famiglie più tradizionali e devote oppure come la mafia, la camorra, la ndrangheta fondano la propria dimensione ideale sui canoni gerarchici, classici della famiglia.
Da queste considerazioni emerge la necessità che il nostro Pese, avviato a diventare, per un inarrestabile flusso storico, una comunità multietnica e plurale, espurga dall’attuale assetto del diritto di famiglia i beceri e stantii assiomi sanfedisti e inietta elementi inebrianti di equità e lungimiranza su cui incanalare le relazioni umane nel vivere quotidiano.

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