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Procida: Emozionante lo “Stabat mater “di Pergolesi

Di Giacomo Retaggio

Procida, 23 aprile, sera, Santa Margherita nuova. La chiesa affollata è in penombra, illuminata da una tenue luce rossiccia, quasi da non distinguere i volti, sul magnifico altare barocco è stesa una grossa croce di legno lavorata al traforo, in sottofondo il vocìo indistinto della gente in attesa. Sta per essere eseguito dal “Coro Polifonico San Leonardo” lo “Stabat mater “di Pergolesi. Ti senti coinvolto dalla suggestione dell’ambiente. E pensi che questo canto sono quasi trecento anni che viene eseguito, senza accusare i segni del tempo, sempre vivo ed attuale nella sua melodia struggente e carica di pathos. E ti sembra di vedere il giovane Pergolesi, con la fronte sudata, gli occhi accesi per la febbre, le ossa doloranti per la tisi che lo divorava, curvo sulla carta a scrivere le note di questa melodia carica di un indicibile dolore ed in preda al presagio della sua imminente dipartita. E vedi la sua mano tremolante scrivere alla fine della partitura: “Finis. Laus Deo!”, vale a dire: “Ho finito, lode a Dio!”, come a togliersi di dosso un peso intollerabile. Di lì a poco sarebbe morto. Queste cose pensi ed un brivido ti attraversa la schiena. Poi vieni distratto da dei colpi di tamburo, scuri, profondi, quasi ad evocare scenari misteriosi: inizia il concerto. La voce del soprano Eugenja Suranova si libra nell’aria dolce, struggente, intrisa di un intimo dolore; le fa da contrappunto il contralto Jrina Kurilyak, il cui canto potente, dai toni più gravi, sembra dar corpo e sostanza alla mestizia per la morte di Cristo; poi, in uno splendido dialogo a tre, interviene il coro, in maniera massiccia, intensa, quasi a rendere plastico e palpabile il dolore dell’umanità. La melodia, così divisa, continua e porta l’uditorio in una dimensione mistica e quasi surreale. Non si sente volare una mosca e neanche l’immancabile colpo di tosse o lo sfregare di qualche sedia sul pavimento. Il pubblico è come rapito. Il maestro del coro, Aldo De Vero, questa volta ha inteso fare un’incursione nel repertorio classico che più classico non si può. Grazie, caro Aldo, per averlo fatto con la tua solita competenza ed il tuo abituale entusiasmo! Ed anche per la scelta dei “musici”, il “CONCENTO POSEIDON”, una sorta di “ensemble” barocco composto da Isabella Parmiciano, violino, Gaetano Imperatore, clarinetto, Giuseppe Carannante, clarinetto, Mario Carannante, violoncello, Enzo Carannante, contrabbasso, Elio Di Bernardo, organo.  Questo complesso cameristico ha conferito alla serata una patina di antico dal sapore quasi settecentesco. Il “Coro di S. Leonardo”, con la costanza e la passione dei suoi elementi, ha raggiunto una maturità artistico –musicale che gli permette di dialogare con solisti di alto livello. E questo non è un complimento, ma un dato di fatto. La ciliegina sulla torta della serata è stata la ripresa audio, effettuata dall’entusiasta Angelo D’Orio, per “Procida radio”, che si poteva ascoltare in diretta la sera stessa del concerto o anche in futuro su you –tube. Chi non avesse avuto la possibilità di essere presente al concerto lo può così fare in qualsiasi momento. Bravo, Angelo, per l’iniziativa e…complimenti a tutti!

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