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Procida: Evitare di essere cattivi maestri

di Michele Romano

Il tragico evento della Costa Concordia offre ampi spunti di riflessione per raffigurare un modello di vita che ha pervaso, in questi anni, strati della nostra attuale società. In tal senso, mettendo sotto le lenti di ingrandimento gli ambiti operativi del territorio, si assiste, con le dovute eccezioni, alla manifestazione di comportamenti di codardia di “Don Abbondio memoria” o di bullismo pregnante di prosopopea, di vacuità e di supponenza. Con questa tipologia di atteggiamento, usando la terminologia marinara, nell’organizzare il tessuto socio-politico-economico, viene utilizzata la navigazione a vista, senza prendersi cura di applicare il coordinamento della linea guida di rotta in modo tale da percepire, con consapevolezza, lo stato complessivo di salute della società procidana nell’ambito della crescita, dello sviluppo e dell’applicazione delle regole e della legalità.
Ebbene, cosa succede? Mentre una dimensione depressiva inverte le attività produttive, sociali e culturali, accompagnati dalla riduzione al lumicino dei trasporti marittimi e dall’ingrigirsi del pianeta “Sanità”, tale da presupporre una forte presa di responsabilità e acuta attenzione sia istituzionale che comunitaria, ci si imbatte nei tortuosi meandri di quisquiglie, di banalità, di amenità, di scontri rancorosi e pateticamente narcisistici da riprodurre in salsa paesana la famigerata tensone tra Guelfi e Ghibellini.
Infatti, con questo spirito è stata profondamente svilita la drammatica vicenda dei marittimi rapiti, così come non parlare della guerra che sta alimentando la significativa sperimentazione dei “Ragazzi dei Misteri”, frutto di un patologico e mortifero “adolescentismo sociologico” (età adolescenziale) che investe, troppo spesso, il tessuto socio – politico procidano.
Queste valutazioni nascono dal bisogno di porre al centro della riflessione, in questo momento di acuta crisi che si sta vivendo, l’essenzialità di voltare pagina, di evitare rozzi e fasulli antagonismi, di alimentarsi alla mensa della sobrietà, della sagacia, dell’etica della responsabilità e comprendere che incombe, sempre di più, il tempo di riscrivere un futuro con il senso del noi e non dell’io, pena l’azzeramento della propria storia, identità e motivo di percorrere il cammino di una nuova e proficua narrazione di crescita e di sviluppo civile, sociale e economico.
Pertanto invito la mia generazione, e quelle successive, ad evitare il più possibile di essere cattivi maestri in modo tale che i nuovi virgulti, cosa che giusto accada, non si formino definitivamente alla scuola egocentrica del costruire e del distruggere nello sazio di un mattino per affermare la supremazia degli uni sugli altri.

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