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Procida: Gigi Bellini, un pezzo di storia ci lascia

di Giacomo Retaggio

Caro Gigi,

e così anche tu hai lasciato questo mondo! E lo hai fatto nel giorno della Resurrezione di nostro Signore. Forse questo è un segno del destino, una predilezione nei tuoi riguardi da parte di Gesù che ti ha voluto portare con sé nel regno dei Cieli. Ti sia lieve la terra, riposa in pace!

Ma queste frasi fatte, trite e ritrite, non mi piacciono: preferisco ricordarti vivo, pimpante, allegro, irato, caustico ed ironico, dalla battuta facile con quel tuo accento veneto che in tutti questi anni non si era mai riuscito a procidanizzare.

Eri (quanto è triste dire eri!) una brava persona, ricca di umanità e simpatia, sempre pronta a mettersi a disposizione degli altri. Eppure avevi una storia tribolata alle spalle: ti condussero a Procida, come detenuto politico, subito dopo la caduta della repubblica di Salò; facevi parte, allora, dei “22 criminali di guerra” condannati, alcuni a morte altri a pene “a tempo”, da un tribunale di guerra inglese ed affidati alle autorità italiane per la custodia; all’epoca nel carcere procidano erano rinchiusi tutti i migliori nomi della nomenclatura fascista, da Graziani a Teruzzi, ad Acerbo, a Junio Valerio Borghese a Cassinelli ed ad altri. Procida in quegli anni era l’ombelico della storia d’Italia. Tu in quel tempo eri giovanissimo, diciotto anni, e i tuoi compagni di pena ti chiamavano “il pupo Bellini”.

Quando venisti a casa mia, per l’intervista che ti dovevo fare per il mio libro “A Procida non caddero bombe”, il racconto delle tue vicissitudini scorreva come un fiume in piena; ad un certo punto la tua voce si incrinò ed i tuoi occhi si inumidirono: il ricordare quei tempi ti produceva una vera sofferenza fisica; io ti ascoltavo in silenzio e, imbarazzato, non sapendo cosa fare, ti invitai a gradire un cioccolatino; mentre lo scartocciavi le tue mani erano corse da un fine tremore. E pensavo che se lui era considerato un “Criminale di guerra” io dovevo essere Belzebù in persona.

Raccontavi che dopo qualche anno le autorità si dimenticarono di voi: gli Inglesi asserivano essere il destino dei “22” nelle mani degli Italiani e questi, viceversa, ribaltavano la responsabilità ai primi. Da Erode a Pilato, senza una soluzione. Allora decideste di mettere in atto uno “sciopero della fame”: circa venti giorni senza assaggiare cibo! Vi riduceste tutti in fin di vita! Fu allora, raccontavi, che intervennero autorità, personalità della cultura, parlamentari e vi trasferirono, sotto le cure della Croce Rossa, provvisoriamente presso le Scuole Elementari di Procida.

Ricordo (all’epoca ero molto piccolo) che mentre nella palestra scoperta, prima dell’inizio delle lezioni, noi bambini procedevamo all’”Alza bandiera” ed al canto dell’inno “Sole che sorgi libero e giocondo…”, voi “22 Criminali di guerra” stavate affacciati alle finestre insieme alla Crocerossine a godervi la scena. Poi foste liberati, così, alla spicciolata: alcuni andarono via da Procida, altri, si “appaisanarono” sull’isola sposandosi con ragazze procidane.  Anche tu cogliesti un florido fiore dal vivaio isolano e lo portasti all’altare. In seguito entrasti nel commercio dei gelati e per tutti diventasti “Gigi, il gelataio”. E pensare che avevi iniziato come “criminale di guerra”!

Caro Gigi, ti voglio bene, ti ringrazio per avermi concesso in questi anni la tua amicizia, di avermi messo a parte delle tue storie, di avermi arricchito con la tua saggezza e la tua umanità. E concedimi di dirti (nonostante siano frasi fatte): ti sia lieve la terra, riposa in pace. Un abbraccio a tua moglie, a Sergio e Amabilina. Che il Signore ti abbia in gloria!

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3 commenti

  1. Annarosaria meglio

    ciao GIGI SEI STATO UN BRAVO UOMO UN ESEMPLARE PAPA’ UN DELIZIOSO NONNOE UN AMICO DI TUTTI I PROCIDANI SPECIALMENTE DEI BIMBI PER I SQUISITI GELATI CHE PREPARAVI PER LORO RIPOSI IN PACE. un bacio alla cara moglie figlia e figlio NIPOTI E FAMIGLIA TUTTA.

  2. Che bell’articolo, Dottore, complimenti! Uno di quelli che scommetto non vorresti mai scrivere. Gigi meritava un commiato onorevole e rispettoso, come quelle tue parole. Grazie. E che Gigi riposi in pace.

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