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Procida: I cittadini chiedono la politica del fare.

di Francesco Marino

L’estate è finita in bellezza. L’Italia sta per affogare nel debito ed i procidani, grandi risparmiatori, sono in ansia. Sull’isola lo stato sociale è stato quasi del tutto smantellato. Ecco alcuni nodi da sciogliere: il Comune deve drasticamente ridurre gli sprechi effettuando, ad esempio, un serio controllo sulle esenzioni ICI; risolvere al più presto, nel bene e nel male, l’affare (sic) Bannock; dire la verità sul futuro della struttura ospedaliera.
Proprio l’ospedale di Procida è un piccolo gioiello per il quale i procidani si sono battuti per anni. Il turista che viene a Procida ha la certezza d’avere un presidio sanitario a sua disposizione. Ora, voci sempre più pressanti, accompagnate dall’agitazione da alcuni baroni locali che rendono la cosa abbastanza credibile, parlano di un ridimensionamento che lo trasformerebbe in pronto soccorso, ancorché di lusso. TAC presente ma non attiva, medicinali quasi tutti a pagamento, stop alle pensioni di accompagnamento a meno che non ci si trovi al cospetto di malati già morti, sono già segnali di quello che, purtroppo, ci aspetta in futuro.
Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, cingono l’isola d’assalto: ma siamo l’isola dei pirati?
Ogni tanto sbuca qualche idea per aiutare i cittadini, alle volte anche belle idee, ma tutto sfuma per le dilettantesche pratiche amministrative. Tanto per dirne una si è pensato di allestire un mercatino ma subito sono arrivati i NAS e tutto è abortito. I commercianti a posto fisso si soro ribellati, in parte con ragione, le regole, infatti, devono valere per tutti anche per gli ambulanti che vendono merce, di cui non sempre è possibile seguire la filiera, in condizioni igieniche che, a volte, definire precarie è un eufemismo.
Su questo argomento i commercianti hanno chiesto, ed ottenuto, un pubblico confronto con il Sindaco al quale, però, mancava Domenico Aiello, consigliere delegato al commercio. Perché? Insomma il caos.
Aumentano giorno per giorno le tariffe assicurative per macchine e motorini con le compagnie che mungono i procidani per ripianare la voragine che si apre su Napoli. Ci domandiamo se sia possibile che nessuno abbia pensato, casomai un parlamentare di zona, ha proporre una legge ad hoc per isole minori che differenzi le tariffe dalle grandi città.
Il fatto è che molti, anzi tutti, sono stati nominati dai partiti più che eletti dai cittadini, grazie al leghista Calderalori, e quindi se ne fregano dei problemi e delle esigenze dei cittadini. La Poltrona prima di tutto.
Anche la Chiesa di Procida è allo sbando cosa della quale non si è ancora accorto il cardinale Sepe. Quest’anno, per dirne una, dopo secoli, non si è tenuta la novena dei morti al cimitero.
Potremmo continuare ancora per molto ma ci fermiamo pensando al Napoli e al Procida Calcio che ci offrono, in questo marasma, qualche attimo di felicità.
In questo momento drammatico per il nostro Paese e per la nostra Isola, i politici ci diano proposte ed idee e cessino di beccarsi, amici ed antagonisti, come galli nel pollaio.
Purtroppo, noi cittadini, in cambio di piccoli “favori” ci siamo venduti a questi inetti che ora ci tolgono virtualmente la LIBERTA’.

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