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Procida lo specchio dell’Italia.

di MIchele Romano
Il torpore in cui sembrava essere planata la quotidianità autunnale della comunità procidana è stato interrotto da due episodi che mettono in evidenza come, il disagio sociale ed umano nel momento in cui offre la sensazione di assopirsi, riprende la scena con tutta la sua virulenza.
Il primo accadimento avviene presso il Santuario di S. Giuseppe a Chiaiolella dove, durante la celebrazione della S. Messa, vengono asportate le cassette contenenti le offerte della “Caritas” e del culto di suffragio per i nostri defunti. E qui cosa è accaduto? La disperazione di chi si sente annientato ed è sprofondato nelle tenebre della tragica ed acuta crisi che sta avviluppando l’Europa e in primo luogo il nostro Paese? Oppure la ricerca sfrenata di soldi per procurarsi il demone che dia un momentaneo ed inebriante sollievo alle proprie paure, angosce e frustrazioni, in balia degli spietati predoni dello spaccio del veleno mortale?
Il secondo è il grave atto perpetrato verso il Sindaco di Procida (a cui va la mia solidarietà) con la rottura, in modo ostinato, delle quattro ruote della sua auto. E questo quale significato assume? Forse quello che con messaggi violenti e da condannare, si vuole indicare alla politica, nel suo insieme, sia a chi amministra e chi no, che in questo momento critico della nostra storia, non è più in grado di dare risposte positive e concrete alle nostre attese, alle aspettative e alle preoccupazioni di chi ha bisogno impellente di sopravvivere, entità sempre in numero crescente, purtroppo, tanto da creare un “Humus” sempre più torbido e violento.
In tal senso la simbologia di questi eventi conduce la mete fuori dalla propria piccola dimensione territoriale, per porci dentro la drammatica crisi economica in cui è immersa l’intera comunità nazionale che in modo molto più ampio e devastante vive il clima descritto per la realtà insulare.
Infatti tale criticità è così incalzante, che ha reso urgente, la formazione di un Governo di “emergenza nazionale” guidato da tecnici di alta competenza e responsabilità, per porre rimedio agli sconquassi di una classe dirigente politica che ha ridotto il suo impegno quotidiano a una raffica di annunci di molti interventi e riforme a cui non è seguito alcun atto concreto consequenziale tanto da far risalire in modo vertiginoso e pericoloso gli interessi dei nostri titoli di stato, con il rischio fondato di indirizzare la “collettività” verso il sentiero di un fallimento con costi sociali ed umani non descrivibili.
L’insegnamento che da ciò ne scaturisce è che la politica per riappropriarsi del proprio ruolo fondamentale e decisivo nell’ambito di una società e per maggior ragione, per l’organizzazione di uno Stato, deve, in tempi brevi, assumere come elementi fondanti della propria formazione i criteri della sobrietà, della sagacia, della consapevolezza, della meritocrazia, della competenza, dell’etica della responsabilità in alternativa al personalismo, al populismo, alla retorica vuota, alla strategia che punta esclusivamente ad ottenere delle poltrone, all’egoismo, agli errori causati da politiche inopportune che tanta disperazione e frustrazione ha prodotto in una moltitudine di cittadini in questi anni di inizio secolo.

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