Procida Marina Corricella: La politica dell’”Uomo che Guarda”

di Michele Romano
Gli eventi e le vicissitudini che si stanno sviluppando nella immensa agorà del mondo e, in primo luogo, nell’area mediterranea del Maghreb dove aneliti di libertà, giustizia, solidarietà, moralità e partecipazione travolgono dimensioni di tirannidi atavicamente immutabili diventano speculari a percorsi socio-politici della società italiana in tutti i suoi meandri. In tal senso è sufficiente osservare, da una parte, un Paese sfiancato e spezzato dalla guida di un vecchio satrapo lussurioso, degno erede della regina Semiramide, sotto lo sguardo opportunisticamente amorevole di una Conferenza Episcopale italiana che ha abdicato del tutto ai valori su cui è fondata la propria ragion d’essere, dall’altra, la dimensione di una classe politica dirigente, nonostante alcuni ammirevoli tentativi, schiacciata dalla triste opacità ed egoismo cui è caduta tanto da rendere valori come il senso di libertà e di responsabilità, su cui filosofi, educatori, soggettività di profonda fede hanno speso la propria esistenza, ignobili mercificazioni per mera acquisizione di potere personale (basta dare uno sguardo al desolante e miserevole spettacolo offerto dai tanti rappresentanti del Popolo in Parlamento). Per verificare il senso di questo clima che pervade il Paese, diventa cosa utile osservare il vissuto quotidiano del nostro territorio che, in piccolo, offre il quadro sella situazione. Così ci si imbatte in tanta autoreferenzialità, alcune altamente perniciose, ciascuna rinchiusa nelle proprie secretazioni, convinti mercifica tori dell’interscambiabilità dei valori, che filtrano la realtà isolana, quantunque piccola, verso la frantumazione della percezione comunitaria. Si assiste, così, al dilagare dei gretti egoismi che offrono alle nuove generazioni prospettive future a strati oscuri e la vicenda di questi giorni legata al borgo di Marina Corricella è esemplare. Qui, invece di costruire un rapporto armonico tra operatori di settori diversi e cittadini, ad esempio curando insieme l’ambiente, tanto da incidere in termini positivi sullo sviluppo delle risorse, va in scena una rappresentazione deleteria di conflittualità che rischia di condurre ad un degradato declino questa meravigliosa realtà. E la politica che fa? Tranne qualche nobile sforzo, assume l’atteggiamento dell’”Uomo che Guarda” di Tinto Brass, scrutando chi, tra i contendenti, consente di lucrare il maggior bacino di voti, modo di agire, purtroppo, piuttosto comune che investe anche tutte le altre problematiche cittadine.
Da queste considerazioni, come è mia consuetudine, sorge sempre l’esigenza di costruire l’itinerario della speranza e qui mi affiderei come ideali regolativi a due eminenti pensatori cattolici francesi quali Charles Péguy con la sua Città Armoniosa e Emmanuel Mounier con la sua Comunità Personalistica e Comunitaria.

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