Procida: Nubi sulla Processione del Venerdì Santo.

di Francesco Marino (IL GOLFO)
La Processione del Venerdì Santo è, indubbiamente, da secoli il più grande evento religioso e culturale che si tiene sull’isola di Procida. I procidani, ancora oggi in buona parte uomini di mare, sentono a Pasqua il richiamo dell’isola natia e spesso, in modo particolare i giovani, programmano le loro vacanze privilegiando il periodo pasquale così da poter partecipare alla Processione dei “Misteri”. Non da meno i turisti che, in quella occasione, calano copiosi sull’isola di Graziella. Negli anni, spontaneamente, si è costituita una benemerita associazione denominata “I Ragazzi dei Misteri” che si è posta il compito primario di diffondere fra i giovani l’arte del costruire i misteri e non solo. Attraverso la genialità dei soci, l’Associazione ha creato un laboratorio per le lavorazioni della cartapesta ed ha partecipato più volte alla Festa di Sant’Anna ad Ischia con lavori sempre apprezzati tanto da vincere, per il Comune di Procida, diverse edizioni del Palio, in ultimo ricordiamo tutti il mastodontico Colosseo. Insomma, un successo spontaneo che ha varcato i confini isolani richiamando l’attenzione del Cardinale Crescenzio Sepe che quest’anno, in occasione del Giubileo napoletano, ha voluto che i “Ragazzi dei Misteri” realizzassero la porte giubilare di San Gennaro. Anche qui, doveroso sottolinearlo, un grande successo mediatico e di pubblico.
Come oramai noto i procidani hanno nel loro DNA la capacità di disfare tutto ciò che di buono si costruisce, caso classico, ed allora sorge una nuova Associazione, capitanata da un notissimo “Masaniello” che, per rivendicare, a torto o a ragione, diritti e doveri, reclama un proprio spazio per realizzare i misteri. Sembra (e qui il dubitativo è d’obbligo) che i capi di questi dissenzienti, chiamiamoli così, tengono sotto scacco il Sindaco, puntando sulle magli più o meno larghe della burocrazia, cosa che potrebbe comportare conseguenze anche di carattere legale. Il Sindaco, quindi, per tagliare la testa al toro, con propria Ordinanza, avoca a se le decisioni di assegnare gli spazi infilandosi, alla prova dei fatti di questi ultimi giorni, in un “cul de sac”.
In effetti, sembra, che la neonata Associazione non abbia la certezza di occupare tutti gli spazi assegnati giacché, al momento, anche leggendo i comunicati lanciati via internet in cui si sollecitano adesioni, i costruttori di misteri siano inferiori agli spazi disponibili.
Pertanto, ad oggi, la situazione è in stallo, mentre la Pasqua si avvicina e la costruzione dei misteri è ancora ben lontana dall’essere avviata e martelli, chiodi e quant’altro restano nelle rispettive custodie.
Ma, i problemi, non sono ancora finiti infatti, stante i lavori in corso a Via Vittorio Emanuele, il classico percorso della Processione è fortemente in dubbio ed allora sono aperte vibranti discussioni sulle alternative. L’argomento non è di poco conto giacché, a secondo di quello che si decide e delle strade che si sceglieranno, potrebbero (dovrebbero) essere modificate le modalità di costruzione e dimensionamento delle “tavole”. La domanda, ovviamente, sorge spontanea: Ma si farà a tempo dato che mancano poco più di 40 giorni?
In questo enorme pasticcio in cui si è cacciato il Sindaco Capezzuto, forse una luce si potrebbe accendere fissando, per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, il nuovo giubilare percorso che da Terra Murata porti i misteri a Marina Chiaiolella. Il tratto è lungo ma percorribile, ed il sogno di Maria Capodanno, Enzo Esposito e Don Michele Ambrosino si potrebbe concretizzare.
Siamo sicuri che Marina Chiaiolella, oramai seconda Patria del Sindaco, farebbe un accoglienza memorabile all’arrivo della Processione.
In entrambi le situazioni, spazi per la associazioni e percorso delle Processione, occorre, però, che il Sindaco faccia il Sindaco, ovvero DECIDA ed i cittadini si impegnino a rispettare le decisioni.
Nel mentre, il Primo cittadino ci faccia sapere attraverso il suo ufficio stampa quali sono le sue determine, noi, che non abbiamo potuto fare a meno di scrivere sul guazzabuglio in atto, ci avvarremo, qualunque essa sia, della facoltà di non rispondere.

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