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DON LELLO PONTICELLI AI GIOVANI: Non soccombete alla dittatura illusoria del posto fisso

Sagra del Mare: celebrata la commemorazione dei Caduti in mare. Piazza Marina Grande – 22 luglio 2011

…cari amici, non soccombete alla dittatura illusoria del posto fisso, magari sotto casa e del facile guadagno; non rassegnatevi alla svalutazione dei mestieri sul mare che talvolta in modo sottile, ma profondo è stata a voi trasmessa dagli adulti, e soprattutto apritevi alla possibilità di scegliere nuovamente il lavoro come marittimi, e non per fare qualche imbarco tanto per guadagnare i soldi per comprare la bella macchina…


Carissimi,
voglio innanzitutto portare a tutti voi il saluto e la preghiera del nostro carissimo
Arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, che segue sempre con particolare attenzione e
premura il cammino della nostra comunità isolana. Al suo saluto unisco il mio e quello di tutto il
presbiterio a quanti partecipano a questa Celebrazione, alle autorità civili e militari presenti, alla
delegazione del Comune di Monte di Procida, al Circolo Capitani e Macchinisti di Procida, al Pio
Monte dei marinai, alla benemerita Associazione venute da Bacoli, agli amici di Ischia, ma in
particolar modo a coloro che sono stati duramente colpiti dal dolore per la perdita dei loro cari
nei mari a noi vicini o lontani, o a causa delle conseguenze del lavoro svolto sulle navi. Un
particolare ricordo vogliamo dedicarlo ai tre procidani che, insieme ai loro colleghi campani,
trenta anni orsono hanno perso la vita nella tragedia del Marina di Equa. Carissimi familiari, è
soprattutto la preghiera di suffragio per i vostri cari e il desiderio di onorare la loro memoria
come la memoria di tutti i caduti in mare, il motivo per cui siamo qui stasera riuniti a celebrare
insieme la Santa Messa. La fede in Gesù risorto e la parola ascoltata in questa celebrazione,
illumina anche la notte del dolore e rischiara di speranza l’orizzonte che si staglia dinanzi a noi:
risorgeremo, saremo sempre con il Signore e sin da ora sperimentiamo nella preghiera, la
comunione con i nostri cari, perché nulla potrà mai separarci dall’amore di Gesù Cristo, neanche
gli abissi del mare.
Rivolgo un particolare pensiero alle famiglie dei nostri amici procidani da troppo tempo
ostaggio dei rapitori in Somalia: siamo ancora profondamente commossi e grati al Santo Padre
che domenica 10 luglio, mentre ha pregato e richiamato l’attenzione del mondo alla condizione
dei vostri congiunti e di tutti gli altri rapiti, ha voluto ricevervi e incoraggiarvi , “affinchè siate
forti nella fede e non perdiate la speranza di riunirvi presto ai vostri cari”.
A Peppino , a Crescenzo, a Gennaro, a Vincenzo, vogliamo dire: amici, coraggio, non
mollate, resistete, ancorati alla forza della preghiera e alla potenza degli affetti che vi lega alle
vostre famiglie, alla vostra isola e al vostro mare. Non siete soli. Chiediamo alla Madonna, Stella
del Mare, che faccia costantemente sentire la sua presenza accanto a voi per aiutarvi a portare
la croce, e che vi raggiunga con una carezza anche da parte nostra. Vi aspettiamo presto e vi
ringraziamo per l’esempio di fortezza e di coraggio che, insieme alle vostre famiglie, state dando
a tutti noi.
Carissimi amici, tanti di noi presenti qui, sotto questo cielo stellato a tratti costellato di
nuvole come è la vita di ciascuno di noi, abbiamo ancora scolpito nella mente e nel cuore il ricordo
della sera di qualche mese fa, quando l’isola è stata attraversata da una lunga e silenziosa
fiaccolata, conclusasi proprio in questa piazza. Il silenzio carico di apprensione e forse di rabbia,
ma anche colmo di amicizia e di solidarietà , ci aveva raccolti gli uni accanto agli altri, gli uni con
gli altri, forse finalmente anche gli uni per gli altri, in una espressione di concordia e unità che
da tanto, troppo tempo, non si sperimentava più nella nostra isola. Il silenzio raccolto di quella e
di questa sera sono l’ espressione eloquente di un popolo che, se chiamato a raccolta intorno alle
cose e ai valori che contano, sa esprimere come non mai il meglio della sua identità e delle sue
radici culturali e spirituali: gente di tradizione marinara, ma anche con il callo dei contadini,
bambini, ragazzi, giovani e anziani, professionisti, studenti, rappresentanti delle istituzioni,
impiegati, casalinghe, tutti eravamo e siamo accomunati nel chiedere con forza la liberazione dei
nostri concittadini e dei loro colleghi, affiancando le famiglie nel sollecitare ancora di più
governo, istituzioni ed armatori, perché facciano ancora di più e meglio la loro parte.
Molti quella sera, sentirono il bisogno di passare dalla strada e dalla piazza alla Chiesa dei
marinai, alla Chiesa della Pietà, per consegnare a Dio e a Maria, Stella del mare, una supplica
accorata, insistente, fiduciosa. Stasera siamo usciti dalla Chiesa alla piazza al mare! Strada ,
piazza, Chiesa, mare: sono i luoghi dove il Vangelo di Gesù vuole portare luce, speranza,
orientamento, aiutando tutti, ma in particolare i giovani, a prendere il largo nonostante la
infruttuosità di tante pescate e la paura di un orizzonte piuttosto cupo. Siamo qui per affidarci
a Gesù Cristo, che ha calmato il mare in tempesta; siamo qui per affidarci ancora una volta a Lui,
che ha attraversato le acque della morte e, vittorioso, le passeggia per portarci con sé, non
lasciandoci prigionieri né del male, né della morte, né di alcuna paura nella quale potremo annegare
senza un ancoraggio sicuro. A Cristo, come Pietro, chiediamo di poter anche noi attraversare il
mare della vita , senza mai distogliere lo sguardo da Lui. Tante volte ancora , forse, nelle
tempeste che incontreremo, potremo dubitare, spaventarci, fino a prendercela anche con Lui
perché ci sembrerà che a Lui non importino le nostre storie e le nostre vite. Ma stasera siamo
qui, con lo sguardo rivolto a Lui e al nostro mare, verso il quale questo altare si affaccia e con
cui vorremmo facesse tutt’uno. Dal mare, come da un altare solenne, lo vediamo venire fino a noi,
nella sua presenza rassicurante di risorto.
Si, perché il nostro altare stasera è il mare, in tutta la sua forza, in tutti i suoi colori e
sapori, in tutti i suoi risvolti e significati. Il nostro altare è il mare, dove deponiamo un passato
glorioso da custodire e tramandare, un presente incerto e problematico, che esige riflessioni e
decisioni condivise, un futuro che richiede coraggio, tenacia e lungimiranza.
Stasera la nostra liturgia è il mare, luogo dove tanto spesso Dio ha manifestato la sua
presenza e la sua potenza, la sua parola, i suoi miracoli e le sue chiamate: il mare, con le sue
bellezze e i suoi profumi, con i suoi abissi carichi di mistero, con i suoi pericoli e le sue melodie,
susciti in noi il desiderio di Dio e del suo fascino, stimoli in noi la consapevolezza della nostra
piccolezza e della nostra preziosità agli occhi suoi, ci mantenga nello spirito di preghiera e di
affidamento per giungere al porto sospirato di una vita bella, buona, vera, quaggiù e nell’eternità.
Stasera il nostro canto è il canto del mare e il sacrificio del Cristo che scende negli abissi
della morte, per risorgere vittorioso, si intreccia con il sacrificio della gente di mare in attesa di
resurrezione. L’acqua che tra poco si unirà al vino che diventa il Sangue di Cristo, è l’acqua
mescolata al sale del nostro mare, ma soprattutto alle lacrime di chi attende il ritorno dei
familiari o piange i suoi caduti.
Su questo altare stasera portiamo le vite spezzate di tanti nostri fratelli morti a mare
nel compimento del loro dovere, non sempre per tragiche calamità o per l’assurdità di ogni guerra,
ma talvolta perché al lavoro senza l’adeguata protezione, senza il rispetto delle norme di
sicurezza o, addirittura, per l’egoismo e la cattiveria di chi dal mare vuole trarre guadagno non
curante né delle leggi umane, né di quelle del creato e del suo Creatore. Non sono poche,
infatti, le tragedie del mare recenti e passate, che attendono ancora verità e giustizia.
Su questo altare portiamo tutti quei poveri cristi che, fuggendo dalla fame, dalla guerra,
dalla oppressione e nella ricerca disperata di un approdo più benevolo ed accogliente, hanno
trovato la morte, naufragando sulle coste della nostra penisola o sulla roccia della nostra
indifferenza.
Su questo altare riponiamo le attese e le speranze di tutta la gente di mare, dei marittimi,
dei pescatori, come anche di tutti coloro che ne solcano le immense distese o ne affiancano le
coste per proteggerne la bellezza, la sicurezza e la libertà.
Su questo altare riponiamo fiduciosi le speranze e i desideri di tutti quelli che riescono
ancora a guardare il mare con stupore, meraviglia e gratitudine, e ne intravedono rispettosi le
potenzialità culturali, economiche, scientifiche, religiose. E tra questi ci sono i giovani che in
modo particolare sono chiamati ad accettare la sfida; cari amici, non soccombete alla dittatura
illusoria del posto fisso, magari sotto casa e del facile guadagno; non rassegnatevi alla
svalutazione dei mestieri sul mare che talvolta in modo sottile, ma profondo è stata a voi
trasmessa dagli adulti, e soprattutto apritevi alla possibilità di scegliere nuovamente il lavoro
come marittimi, e non per fare qualche imbarco tanto per guadagnare i soldi per comprare la bella
macchina! A noi adulti, ai genitori, alle istituzioni, alla scuola, alla Chiesa, ma anche ai vecchi e
nuovi lupi di mare, il compito di incoraggiarvi con scelte precise, che conducano verso la Procida
del futuro nel rispetto delle sue radici, senza lasciarsi abbindolare da progetti di colonizzazione
economica, politica e culturale che nulla hanno a che vedere con la nostra identità e che già
abbondantemente ne hanno sfigurato il volto.
Vorrei concludere questa riflessione facendo mie le parole che il nostro Cardinale ha
pronunciato lo scorso 15 giugno in occasione del Giubileo del mare: “Non ci poteva essere un
Giubileo … senza il mare, una risorsa imprescindibile”. Procida, come Napoli, “è nata dal mare e nei
suoi millenni di storia è sempre vissuta di mare….Se vogliamo dare una scossa a questa isola non
possiamo prescindere dal mare e dalla sua naturale ricchezza storica, culturale, sociale
economica e religiosa. Dobbiamo riscoprirne tutta la grandezza e con essa i valori della gente di
mare: l’amicizia, la fratellanza, la solidarietà espressa soprattutto con il soccorso marino. Il mare
rappresenta anche un ponte di dialogo con gli altri popoli, le altre civiltà, le altre religioni…”.
Maria, Stella del Mare, orienta il nostro cammino e accogli tra le tua braccia la gente di
mare.

Don Lello Ponticelli

procidamia.it

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