Procida: Patetici e mortificanti i manifesti miracolistici affissi da alcune forze politiche

di Michele Romano
Nel leggere le pagine de “Il Golfo” dei giorni scorsi, la mia attenzione si è soffermata sulle dichiarazioni espresse dalle minoranze presenti nel Consiglio Comunale di Procida, inerti alla esplicazione dei motivi per cui non hanno partecipato alla seduta dell’assemblea di cui, in verità, la cittadinanza non aveva percepito alcune sentore.
Ebbene cosa emerge? Viene fuori che, nell’attuale momento storico, le funzioni della politica italiana sono attraversate, in modo speculare, da comportamenti omologati nel senso che, tutte le espressioni che la raffigurano, dalle Alpi alla Sicilia, fanno scorrere il tempo o dilettandosi tra di loro o su di loro mentre la collettività conduce un percorso parallelo con tutte le proprie problematiche, a volta drammatiche o addirittura tragiche.
Nel momento in cui questi raffiguranti stanno rannicchiati su se stessi, nei grandi e piccoli palazzi che siano, il rischio Grecia attanaglia le nostre ansie e pensieri e, come contrappeso, i costi della politica restano lì inalterati e indissolubili (è sufficiente, come emblematico per tutte le altre entità, osservare sul sito della Regione Campania, pubblicato sabato anche dal Corriere della Mezzogiorno, l’elenco degli stipendi percepiti dal nutrito manipolo di dirigenti della suddetta istituzione).
La perdita di posti di lavoro in continua espansione sta alimentando, sempre di più, stadi di povertà e depressione; il futuro delle nuove generazioni è altamente a rischio per totale mancanza di progettualità per lo sviluppo socio-economico e con ciò, come atto consequenziale, la perdita di senso di qualsiasi forma di società o comunità in divenire. Parimenti loro sono concentrati su lotte interne per verificare chi riesce a salvarsi sul Titanic che affonda.
A margine di tutto questo, vedere scorrere per l’isola manifesti miracolistici per un evento che si è espresso, in tutta Italia, in modo spontaneo al di fuori di qualsiasi organizzazione politica, offre una dimensione patetica e mortificante di chi , per coprire il nulla del loro agire, si appropria, in senso demagogico, della partecipazione volontaria dei cittadini.
In tal senso, mi associo all’auspicio del Papa che, in tempi stretti, avvenga una profonda rivoluzione culturale nel campo della politica, devastata e deformata in questi anni da un uso privatistico e affaristico a scapito del bene comune, che deve essere al centro dell’impegno pubblico, per cui esca fuori una nuova classe dirigente (Stato, Regione, Enti Locali) formatasi al senso originario ed intrinseco nel concetto di politica ciò spirito di servizio.

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