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Procida: Riflessioni sulla processione dei quattro altari o del Corpus Domini

Di Gabriele Scotto di Perta

O mare che Procida cingi,

disperi ogni suon di tempesta  ……

Iniziava così l’inno che fu scritto per il famoso Congresso Eucaristico che si tenne a Procida nel 1930. Fu scelta Procida come sede del congresso proprio perché era ben nota la fede e la devozione dei procidani verso il SS. Sacramento. Dopo il Congresso Mons. Domenico Scotto Pagliara scrisse un opuscoletto in cui metteva in risalto (parole sue) il culto tenero e profondo che sempre il popolo procidano ha avuto verso l’Eucaristia. Nell’opuscolo (fatto ristampare nel 1983 dal compianto Mons. Luigi Fasanaro in occasione dell’anno Santo della Redenzione) si parla soprattutto della partecipazione corale a tutte le Sacre manifestazioni riguardanti il SS. Sacramento. Dall’adorazione ai “Sepolcri” (allora si chiamavano così) da parte dei dodici apostoli dell’Arciconfraternita dei Bianchi alle solenni Quarantore che affollavano tutte le chiese soprattutto di giovani. Il curato veniva portato su una portantina in ogni chiesa, fino alla Chiaiolella per impartire la benedizione solenne alla chiusura delle quarantore. Quello cui Mons. Scotto Pagliara dà più risalto è senz‘altro la processione dei “quattro altari” o del “Corpus Domini”, manifestazione molto sentita e tutto il popolo dava il proprio contributo soprattutto spirituale con una partecipazione in massa.

 Il congresso eucaristico è valso a lanciare un monito che ha dovuto richiamare tutti a serie riflessione che «più saremo grandi, anche nel breve ambito del nostro piccolo scoglio, quanto più sapremo attaccarci alla nostra fede, alla semplicità della vita cristiana».

Vicino a Lui non si soffrono vicissitudini di tempi: Egli è oggi come fu dall’eternità: Jesus Christus heri et hodie …

Le riflessioni di Mons. Domenico Scotto Pagliara in merito alle tradizioni eucaristiche di Procida e in modo particolare la processione dei quattro altari o del Corpus Domini trascinano anche me in un turbinio di ricordi e, perché no, anche di nostalgia. (Nostalgia? Che parola strana, forse da non pronunciare, perché un nostalgico o è considerato mezzo matto o rimbambito se ti va bene). Ma per chi come me ha vissuto certi eventi religiosi di una passato neanche troppo lontano non può non avere per lo meno un certo significato. La processione del Corpus Domini era per il paese e per la comunità uno straordinario evento di fede e di comunione. Il corteo era lunghissimo e vi partecipavano tutte le aggregazioni cattoliche con i loro labari e bandiere, le confraternite con i loro colori e i loro simboli, i chierichetti (tantissimi ragazzini), i bambini delle prime comunioni e il clero, molto numeroso all’epoca che indossava le ricchissime pianete e i pesantissimi piviali ricamati in oro. A quei tempi evidentemente non si soffriva né il caldo, né la stanchezza considerando che tra il clero c’erano anche persone avanti con gli anni.  Per tutto il percorso, non certamente breve, Gesù passava tra due ali di folla, dalle finestre e balconi delle case pendevano le più belle e preziose coperte dei corredi familiari mentre nei portoni opportunamente allestiti, antichi bracieri bruciavano incenso profumato. L’odore dei petali di fiori che venivano lanciati dall’alto e i vapori dell’incenso profumato predisponevano l’animo ad un senso di misticismo che portavano a pensare veramente ad una presenza straordinaria.

Man mano che il Sacro Corteo avanzava si sentivano suonare a festa le campane, prima quella della Madonna delle Grazie, a seguire l’allegro scampanio di San Rocco e poi quello della Congrega dei Turchini, che non riusciva a terminare che cominciavano le campane di San Vincenzo e poi S. Antonio Abate. A piazza Olmo veniva allestito uno dei quattro altari a cura della Congrega dei Turchini. I confratelli si impegnavano tanto per allestire quell’altare consapevoli che proprio lì, in quel baldacchino dorato sarebbe stato intronizzato l’ostensorio con la Santa Ostia, che proprio da quel posto, dopo il solenne canto del “Pange Lingua”, Gesù avrebbe benedetto tutta la folla presente. Noi confratelli in quei momenti avvertivamo quasi un senso di orgoglio per aver fatto qualcosa per Gesù: tutto sbagliato? Tutto inutile e senza senso religioso? Non lo so! Forse meglio oggi che dopo cambiamenti, pensamenti e ripensamenti si vuole una processione del Corpus Domini quasi di carattere penitenziale? Non so neanche questo.

Una cosa, però, sento di dire con convinzione che oggi la gioia di quella grande festa eucaristica è stata sostituita da un senso di mestizia.

Il grande Tommaso d’Aquino in uno dei suoi canti eucaristici più noto esclama: sit laus plena, sit sonora, sit jucunda, sit decora.

Ma di che parlo: anche San Tommaso con i suoi canti è scomparso dalla processione. Che pena!

Ma no! Non ci pensate, sono solo fantasie di un povero nostalgico.

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