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Procida. Savina Caylyn – l’attesa infangata.

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Dal blog di Savina Dolores Massa Ana La Balena.

Non mi è facile scrivere questo pezzo. Dopo 259 giorni di prigionia della nave Savina Caylyn sequestrata l’otto di febbraio dell’anno in corso con 22 uomini a bordo, ero certa di poter dare notizie briose, colme di risate spalancate, scherzose e colorate di dolcetti e fuochi d’artifici. Colme di abbracci. Non è così. Poco fa mi sono ritrovata tra le mani il settimanale Oggi, con un grosso articolo sulla vicenda, con nomi e cognomi, con fotografie. Dov’è il silenzio stampa richiesto dalle famiglie? Non c’è mai stato.

In realtà, è stato rispettato solamente da chi questi uomini li ama davvero: le famiglie, gli amici, coloro che avevano iniziato a “disturbare” pretendendo un diritto alla sopravvivenza per chi galleggia in agonia in mare somalo. Ma non solo per loro io adesso giro la corda alla mia lingua. Lo faccio anche per me nel momento in cui non riesco più a stimarmi infilata a forza come mi sento in questa maledetta pozzanghera d’acqua e fango che somiglia tanto a sabbie mobili. Che mi sta risucchiando nel profondo del dubbio: è stato giusto tacere, se ad oggi siamo nelle stesse condizioni dell’8 di febbraio? Se è vero che i parenti stretti sono tenuti all’oscuro di ogni passo di trattativa, è inconcepibile, è una tortura sottile agli equilibri mentali di chi si è fidato, tacendo. Oppure i parenti stretti qualche lumicino di fiducia l’hanno avuto e allora dovrebbero raccontarlo, per consentire anche alle centinaia di persone che hanno perduto il sonno, di addormentarsi leggermente più lievi, le notti, almeno per qualche ora. Dovrebbero consentire un sorriso di speranza a chi guarda calendari, sveglie, telefoni, internet come fossero le sole cose, ogni giorno, capaci di far riprendere ai polmoni di respirare come sono nati per fare, agli occhi per notare una meraviglia qualsiasi, che ora nessuno degna di uno sguardo. Perché ci si sente in colpa ad essere felici se attanagliati dalla minaccia che la Savina Caylyn con il suo carico di carni potrebbe non tornare mai più. E con lei la Rosalia D’Amato sequestrata in aprile, e che pare scomparsa nel nulla. Sono brutti da immaginare i mari fatti di Nulla, non è vero? Sono anche certa che il nostro Governo in questo momento sta pensando a pararsi il culo perché non debba subire troppi lividi, cadendo dalle poltrone di lusso. In un Paese allo sbando, in un Paese al quale si sta dicendo chiaro e tondo ai lavoratori, Passerai dal tuo posto di lavoro dritto alla tomba, delle navi tra le nebbie del silenzio non si preoccupa più nessuno. Qui non si trattava di salvaguardare delicate trattative politiche, o religiose, qui si trattava di proteggere un armatore, affinché il suo benessere non venisse intaccato di una virgola, a spese, sempre, di chi lavora con fatiche e rinunce, a vita. Qui si trattava di denaro, il solo Dio veramente amato da tutti, a quanto pare. Non me ne può fregar di meno degli equilibri internazionali sulla pirateria. Ancor meno della salvaguardia di un volto di Ministro che continua ad esibirci i suoi coglioni di ferro. Quei coglioni, Ministro, ti porteranno a fondo nel mare più lurido che ti auguro di incontrare. Si poteva pagare il riscatto di nascosto, nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Invece no. Fermezza! E allora, quando un popolo perderà davvero la pazienza, ogni sbaglio compiuto verrà messo alla conta. E il popolo è molto arrabbiato, perché per se stesso desidera poco, in fondo: libertà, un pane, un’acqua, una dignità e qualche sogno, piccolo. Quando tutto un popolo si ritroverà sequestrato su una nave, chi lo difenderà?

Ana la Balena

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