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Rilanciare l’Italia? Un’impresa possibile, ma solo ripartendo dal Sud

di Nicola Silenti da Destra.it

Nessun risveglio, nessuna ripresa, nessun rilancio dell’Italia potrà mai compiersi appieno senza un effettivo e convincente riscatto del Meridione. Un nuovo inizio e una nuova speranza sono il capitale di fiducia che si deve al luogo oppresso e martoriato per antonomasia dello Stivale, condannato da un passato di incuria e abbandono a un presente di disagi e afflizioni e indotto da una sequela interminabile di rovesci a scorgere all’orizzonte un futuro che troppo spesso non si ha nemmeno il coraggio di nominare.
Eppure in tanti continuano a interrogarsi sulle cause di un crepuscolo che si ostina a durare ben oltre l’umana sopportazione, spinti dal nobile intento di partire dai mali di oggi per individuare le strade da percorrere per ridare al Sud d’Italia e alle sue tante realtà positive un cammino di progresso, di dignità e di benessere finalmente diffuso.
E’ questo lo spirito che avvicina e invoglia alla lettura di “Il Sud deve morire. Mandanti, esecutori e complici di un delitto (quasi) perfetto” di Carlo Puca per la collana Nodi (Marsilio Editori).
Napoletano di Sant’Antimo e cronista di punta del settimanale Panorama, Carlo Puca è il brillante autore di libri, documentari, spettacoli teatrali e inchieste per la carta stampata di caratura internazionale.

Il libro di Puca è un’amara e disincantata rassegna panoramica sull’area più disastrata del Paese, raccontato nelle tappe di un viaggio intrapreso per toccare con mano, una ad una, le difficoltà e le urgenze di una vita quotidiana che in troppe aree giù di Roma è ardua e intricata. Un viaggio lontano anni luce dai soliti luoghi comuni e dai soliti cliché della narrazione stantìa di un territorio, il Mezzogiorno, esposto ai disagi di un’epoca niente affatto benevola, a dispetto di indiscusse, indiscutibili e per tanti versi inesplorate potenzialità: un luogo ridotto a puro e semplice serbatoio di voti sempre pronti alla bisogna dalle proprie anomalie e degenerazioni, ma anche dalla malafede di quella classe politica che aveva il dovere di tutelare e affrancare questa terra e ha invece colto l’occasione per tramutare il desiderio di riscatto in occasione di potere. Un luogo eclettico e multiforme a misura dei camaleonti di turno, un allettante mercato da sfruttare per i tanti imprenditori settentrionali senza scrupoli rivelatisi alla prova dei fatti moderni lanzichenecchi, uno sportello automatico e una cassa continua a uso personale di politici, sindacalisti e burocrati .

Il viaggio di Puca si snoda lungo tappe che sono luoghi emblematici come Lampedusa, Barletta, Castel Volturno e L’Aquila. Luoghi elevati dall’autore a esempi tangibili del delitto (quasi) perfetto descritto nella sua opera, e messo a segno da una congerie bene assortita di mandanti ed esecutori. Responsabili come i criminali mafiosi, ma anche i burocrati, gli imprenditori, i sindacalisti e i politici, tutti impegnati nella rapina quotidiana messa a segno impunemente davanti agli occhi di tutti. Un delitto, quello compiuto ai danni del Sud, in cui tuttavia nessuno può dirsi innocente, nemmeno noi cittadini che ne siamo vittime. Noi cittadini meridionali che invece di ribellarci chiniamo il capo, limitandoci a chiedere sommessamente la concessione benevola di diritti che dobbiamo, invece, avere la forza di tornare a pretendere.

 

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