Procida: la dissociazione.

dissociazione mentale

di Michele Romano

Entrando nei meandri più scuri e profondi del vivere quotidiano e in special modo negli atteggiamenti e nei comportamenti delle variegate soggettività che compongono la collettività procidana, certamente non avulsa da ciò che accade nel mondo, emerge in modo sempre più consistente la figura del “dissociato” cioè la rottura di se stesso in due parti nette e contrapposte. Così si vede una mamma che, pur sapendo che suo figlio è un monello, lo nega con vigore sincero; si assiste a chi esce da una discoteca o da una festa dove ha bevuto un po’ troppo, sa di non essere in grado di guidare, ma afferma con ostinazione di stare benissimo; si notano sempre di più gli esponenti della politica di prima fila che, frustrati dal loro fallimento, sbraitano ai quattro venti le proprie dimissioni incardinati nella speranzosa convinzione che arrivi un fiume di gente a gridare di non andare via. C’è, poi, chi cammina per strada con le tavole delle regole, della legalità e, contemporaneamente, caratterizza la propria esistenza ribaltando completamente ciò che eventualmente sta scritto su quella cattedra volente.

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