“E’ davvero sconcertante ed incomprensibile l’atteggiamento delle autorità indiane nei confronti dei due marò italiani da due anni prigionieri in India. Quando, a fine dicembre del 2011, la nostra nave “Savina Caylyn”, sequestrata dai pirati somali, fu finalmente rilasciata, la nostra compagnia di navigazione e il Governo Italiano che seguiva on line la situazione, accettarono di buon grado la richiesta dell’India di procedere subito al rilascio dei 15 membri di equipaggio di nazionalità indiana. La precedenza era dettata dalla preoccupazione che i pirati somali potessero avere delle ritorsioni nei confronti dell’India, che in quel momento esercitava una politica particolarmente agguerrita contro gli atti di pirateria, e potessero bloccare il rilascio per chiedere la liberazione dei numerosi pirati imprigionati in terra indiana.
Da qui la sensibilità umanitaria, ma anche politica, dell’Italia che, pur avendo e subendo l’onere della trattativa, con la successiva transazione, non esitò a dare la precedenza ai marittimi indiani, a scapito dei suoi figli. I quindici indiani furono fatti salire su di una lancia e trasferiti subito a bordo, in sicurezza, sulla bettolina che provvedeva al rifornimento di viveri e carburante per la nostra nave, mentre noi italiani restammo a bordo della “Savina Caylin” fino a quando i pirati, molto più tardi, abbandonarono la nave”.
marò
Una tempesta di tweet per i due marò trattenuti da oltre seicento giorni in India
Una tempesta di tweet per spingere l’India a liberare i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’ultima iniziativa dei sostenitori dei fucilieri del battaglione San Marco è un “tweet storm”, in programma non a caso nel giorno della Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Il via alle 21 di questa sera, con alcuni hashtag … Leggi tutto