(foto di Giuseppina De Rienzo)
di Michele Romano
Nel momento in cui si parte, consapevoli della propria imperfezione, la filosofia non prevede ciò che lo aspetta nel viaggio alla ricerca della verità ma, al tempo stesso, presuppone un metodo nel viaggio, una linea guida nel navigare che possa coniugare lo sforzo di trovare soluzioni con gli enigmi che si incrociano sulla strada e quotidianamente nella vita.
L’enigma, per eccellenza, che pone il metodo socratico è quello del “conosci te stesso”. Cosa ha di nascosto, di sfuggente tale forma di conoscenza se non il fatto che il conoscente e il conosciuto coincidono per ciascuno di noi e non può vedere il proprio volto se non in uno specchio. Così la mente filosofica è incessantemente vigile a domandarsi se le persona incarnata in se stessa è totalmente quella proiettata nello specchio o rappresenta una maschera che viene indossata di volta in volta. Da questi interrogativi, frutto di incertezza e irrequietezza, sorge l’invito filosofico alla metafora della navigazione in cui si perde la dimensione del cammino sulla terra sotto i piedi e si accetta la sfida del mistero, dell’ignoto marino, per cui la ricerca pone al centro della sua essenza il tema della sfida, dell’esercizio della conoscenza di sé, del tentativo di immergersi in profondità senza essere sopraffatto dalla paura o dal delirio.