Piazza dei Martiri, il cuore di Procida

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piazza martiri2di Giacomo Retaggio

Questa piazza la puoi  considerare il cuore di Procida ed un tempo molto più di oggi. Incastonata nel vecchio e vero centro storico dell’isola, essa un tempo rappresentava il punto di aggregazione della vita sociale, politica e religiosa del paese. Ed anche sede di fole e di inciuci: nei giorni successivi alle impiccagioni del ’99 nelle sue bettole, nei suoi cortili e nelle sue case si favoleggiava da parte di alcuni che gli impiccati erano tornati. Qualcuno giurava di aver visto di notte la chiesa di S. Michele illuminata a festa con i tre preti giustiziati che celebravano una messa solenne al suono dell’organo e con gli altri impiccati che seguivano il rito. E la gente, impaurita, ci credeva. Forse nell’inconscio tentativo di esorcizzare la morte o nell’ingenuo tentativo di chiedere una qualsiasi forma di perdono per l’eccidio cui avevano partecipato. Oggi non è più così, anzi puoi dire che essa è andata incontro ad una progressiva perdita del suo ruolo, anche se rimane di un fascino e di una bellezza incomparabili. E’ come se, paga della storia e delle vicende di vita che l’hanno attraversata, si fosse ripiegata su se stessa alla ricerca di una propria tranquillità, lontana dai clamori di un tempo.

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Procida: Piazza dei Martiri

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piazza martiri2di Giacomo Retaggio

“Il condannato, trattenuto a stento dai militari, mentre il boia armeggiava intorno a lui, si manteneva con la faccia ostinatamente rivolta a terra come se volesse ignorare la folla furibonda. Allora da un balcone si è udito un grido di donna, acuto che sopravanzava il clamore: “ ‘U viso! ‘U viso!”. Lo voleva guardare in faccia il condannato! Il boia l’ha preso per i capelli e gli alzato la faccia verso la gente. E qui si è scatenato il putiferio: urla, invettive, sputi, grida di “giacobbe”,” mmerduso”, “schifuso”! E gli altri a fare il coro e a battere le mani”.(Dal libro “ ‘U viso! ‘U viso!” di Giacomo Retaggio) Ti fermi a guardare la piazza: è rimasta la stessa di oltre duecento anni fa. Chiudi gli occhi ed alla mente si para davanti la stessa scena di allora e vedi lo spiazzo gremito di folla urlante, gente affacciata che si protende dai balconi circostanti, donne con l’abito della festa, quello alla “procidana” con ricchi ricami in oro sulla seta di San leucio e vaporosi crespi intorno ai capelli. Tutti sono in preda ad una frenesia di sangue, ansiosi di assistere ad uno spettacolo di morte. Cosa spinge questa gente a godere per l’impiccagione di loro simili rimarrà per sempre un mistero. Che cosa è che trasforma una massa di oneste madri di famiglia, di laboriosi contadini e pescatori, di gente pacifica fino ad allora in una accozzaglia di complici di un assassinio, ebbra di sangue ed ansiosa di assistere alle contorsioni spasmodiche prima della morte degli impiccati? E rivedi con gli occhi della mente questa piazza quel primo giugno del 1799.

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