Procida. Commenti al vangelo di domenica 23 gennaio 2011. Cristinani senza Cristo

“Lasciamo le reti che ci trattengono, i pregiudizi e le paure che ci tengono legati, le incomprensioni che ci impediscono di essere e raccontare il Regno, abbiamo ben di meglio da fare!” Paolo Curtaz

Ventiduesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi  il commento al vangelo di Mt 4,12-23 , di questa domenica 23 gennaio 2011,  attraverso il video di  p. Alberto Maggi e latrascrizione da scaricare.

Segue una riflessione di Silvano Nicoletto.

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III TEMPO ORDINARIO – 23 gennaio 2011
VENNE A CAFARNAO PERCHE’ SI COMPISSE CIO’ CHE ERA STATO DETTO PER MEZZO DEL PROFETA ISAIA – Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Cristiani senza Cristo

di Silvano Nicoletto* Mt 4,12-23 – “Da allora Gesù cominciò a predicare: convertitevi perché il Regno è qui e continua ad avvicinarsi”. La parola e la persona di Gesù, le sue scelte per i piccoli, i peccatori, gli esclusi sono “Regno dei Cieli”. I cieli hanno fatto, per così dire, irruzione sulla terra. La conversione, pertanto, è ben più di un cambiamento, corrisponde piuttosto ad un capovolgimento. Nel linguaggio biblico dei profeti con il termine “conversione” s’intendeva una vera inversione di marcia. Ebbene, questo rovesciamento, inversione di marcia, è quidice Gesù – e continua ad avvicinarsi. Entriamo in una sorta di rivoluzione permanente. Il brano inizia con una indicazione di carattere geografico, ma non solo: Gesù si ritirò in Galilea. Il Regno si manifesta quindi in Galilea, regione lontana da Gerusalemme, capitale templare e religiosa. Da sempre nel Nord persistono forme religiose spurie, contaminate da culti pagani. “Da Nazareth – e Nazareth si trova in Galilea – può mai venire qualcosa di buono?”, sosteneva uno come Natanaele.

A rimarcare questo carattere di lontananza dall’apparato religioso, Mt. cita Is. 8,23: “Terra di Zabulon, di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti”. Il compimento della profezia antica vede l’irrompere del Regno in un contesto del tutto umano, oserei dire a-religioso, laico.

In realtà, il rovesciamento del Regno rende manifesto il mistero dei vicini (o di chi si crede vicino) che si trovano ad essere lontani e dei lontani (o di chi si crede lontano) che di fatto diventano i vicini. Perciò Gesù guarirà un lebbroso (impuro, non idoneo al culto e perciò lontano) e il servo del centurione (cap. 8). Gesù affermerà: “Vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei cieli, mentre i figli del Regno saranno cacciati fuori nelle tenebre…”. Così Gesù fa irrompere il Regno nel concreto della vita delle persone. Egli entra nella ferialità. Si direbbe che dentro questa quotidianità nulla cambia, perché tutto è scontato, abituale, dozzinale e perfino monotono. Ebbene, Gesù cammina, ovvero entra in contatto con questa nostra vita così piccola e la considera talmente grande da essere capace di accogliere le proposte di Dio. Gesù cammina, vede, chiama. Il Cristo della strada ci mette sulla strada, ovvero laddove le persone sono semplicemente quelle che sono. La strada non è il palazzo, non è l’ambiente adatto a chi vuole consolidare il suo potere, nemmeno è un luogo di culto, perché sulla strada ci si contamina, si può entrare in contatto con chi non appartiene alla religione ufficiale. Non c’è garanzia di dottrina sulla strada.

Del resto, anche la chiamata alla conversione non ha proprio nulla di religioso sacrale. “Convertitevi” è un appello che in altri contesti, forse anche nel mondo cattolico, presuppone un ritorno alla pratica religiosa, un ossequio alla norma morale, l’adesione ad una “antropologia” e alle sue conseguenze sul piano delle relazioni. Ma, per il Vangelo, nulla ha a che vedere col mettere la testa a posto, col mettersi in riga, col rientrare nei ranghi, con l’ossequio alla norma. Si tratta invece di uscire dai ranghi. È un cammino di estroversione che fin dai primi passi lascia intravedere il costo elevato che si dovrà sostenere.

Gesù chiama semplicemente i pescatori a diventare “pescatori di uomini”. Come dire: ad essere se stessi, ma nella prospettiva di mettersi in gioco per guarire le ferite dell’umanità, per rimettere in piedi i poveri, gli afflitti, gli schiacciati; per liberare perfino Dio dalle sacche di una religiosità che lo tiene lontano da chi lo cerca con cuore sincero; per togliere ai potenti la prerogativa di servirsi di Dio per mantenere il loro potere e i loro privilegi.

Se, in nome dell’apparato religioso che rappresentano, le Chiese si rinchiudono nella frequentazione dei luoghi del dogma e del potere, incontaminati, separati, privilegiati e garantiti, se la religiosità diventa un’occasione per contrapporsi a chi non crede, non pratica o appartiene ad altri popoli, altre religioni e altre culture, allora le Chiese e i cristiani di oggi sono al di fuori del cammino di Cristo, fuori dal Regno. Sono semplicemente cristiani, senza Cristo!

Credono di appartenere ai vicini, invece sono lontani. I vicini sono altri!

* Responsabile della Comunità Stimmatina di Sezano (Verona), luogo di spiritualità, di accoglienza e di ricerca. A Sezano anima anche la “Associazione Monastero del Bene Comune” che promuovere la formazione alle responsabilità ecclesiali e sociali.

Se vuoi rileggere le riflessioni delle precedenti settimane clicca sui link sotto:

– 16 gennaio 2011

– 09 gennaio 2011

– 06 gennaio 2011

– 2 gennaio

25 dicembre

– 19 dicembre

– 12 dicembre

-5 dicembre

– 28 novembre

– 21 novembre

– 14 novemre

– 7 novembre

– 31 ottobre

– 24 ottobre

– 17 ottobre

– 10 ottobre

– 3 ottobre

– 26 settembre

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