Eavbus Ischia e Procida – dal default annunciato alla deriva

di Mario Cozzolino da “Articolo 16”

Ci sono voluti appena quattro anni e non poco impegno per portare alla deriva il servizio pubblico di trasporto sulle isole di Ischia e Procida. Non è stata un’impresa facile riuscire nell’obiettivo di razziare e accompagnare al baratro questi “servizi eccellenti” così definiti oggettivamente e senza alcun giudizio di parte. Ma bisogna riconoscere e dare atto che lo sforzo (negativo) è stato notevole, un’alchimia perfetta fatta di sprechi, cattiva amministrazione, incompetenze, non conoscenza dei territori, incapacità di programmazione e di interpretazione dinamica del mercato (per intercettare ad esempio i flussi turistici che negli anni hanno cambiato caratteristiche-esigenze ed abitudini), mancanza di idee, ciò e tanto altro hanno causato inevitabilmente una voragine economica ed il conseguente blocco di un servizio che andava da sé e con potenzialità che forse non sono riscontrabili in altre realtà della regione. La politica recente e meno recente evidentemente non ha saputo cogliere questi aspetti, o forse li hanno utilizzati per un chiaro e nefasto progetto di dismissione.

Infatti, se nella capitale lo sdoganamento di una discutibile politica (cioè l’amministrazione della polis che senza scomodare Aristotele è l’arte di governare le società civili), avviene con feste mascherate, la politica campana, invece, senza maschere, fa a gara per produrre nei trasporti insuccessi clamorosi già da qualche decennio. Se per la politica e le istituzioni nascondersi dietro la crisi (quella generale) può essere un alibi per sfuggire a chiare responsabilità, prendere consapevolezza di ciò sarebbe un primo passo per aprire una discussione seria e cercare di trovare il bandolo della matassa per soluzioni logiche che vanno nella direzione di una ripartenza rispettando l’occupazione e le eccellenze.

Purtroppo è da alcuni anni che ad Ischia il servizio offre un’approssimazione al di la di ogni previsione razionale. Corse non effettuate, linee non effettuate, mezzi non disponibili, guasti continui in linea, man- canza ricambi, mancanza di informazioni, impianti telematici informativi guasti.

La fotografia di questi giorni, purtroppo, la si osserva stampata sul viso incredulo dei lavoratori e dell’utenza, sia locale che nazionale ed internazionale. Il servizio sull’isola, infatti, è ridotto a pochi autobus circolanti. Più dei due terzi dell’intero parco veicolare di Ischia e Procida è fermo nel deposito in attesa di ricambi, di pneumatici e di tutto ciò che è utile al normale utilizzo.

I numeri della deriva del servizio di Ischia possono riassumersi in circa 13 veicoli (record negativo 10) di media attualmente circolanti tra i sei comuni dell’isola al cospetto dei 42 richiesti per poter espletare il servizio invernale così come da orario ufficiale. A questi numeri vanno aggiunti i circa 80 mezzi fuori uso fermi in deposito (35 di essi fermi da poco più di due anni). Il danno prodotto ha influito e andrà ad influire a breve e medio termine sia nell’economia dell’azienda che nel territorio interessato, basti pensare, ad esempio, all’utenza locale che ha pagato abbonamenti, anche annuali, senza poter usufruire di un benché minimo servizio.

Ciò significa nella pratica quotidiana non poter raggiungere il posto di lavoro, non poter raggiungere in orario le navi per la terraferma, non poter raggiungere la scuola, non poter rientrare a casa o più semplicemente, per i turisti, non poter visitare i luoghi o raggiungere le strutture ricettive. Appaiono quindi esempi abbastanza eloquenti e purtroppo reali per affermare che ormai non vi è più il diritto alla mobilità sul territorio isolano dal momento che l’unico vettore sull’isola è proprio Eavbus.

Se la politica non mette in campo strategie per uscire da questo pantano, insieme a tutte le parti interessate, da qui a breve saremo tutti a piedi ed al massimo guideremo i tandem, vista anche l’ultima dichiarazione dell’illustre professore spaziale, nonché Assessore regionale ai Trasporti, resa a Striscia la notizia (servizio del 9.11 intitolato “un’ odissea  campana”) che paventa chiaramente l’alternativa della privatizzazione. Se la storia è fatta di corsi e ricorsi non ci resta che attendere di ritornare a cinquant’anni fa.

 

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