Il Ministro del Mare c’è (ed è ottimo) ma manca il ministero

di Nicola Silenti da Destra.it

La strada appare segnata ma il percorso sembra appena agli inizi. Il ministro delle Infrastrutture e dei  Trasporti  Matteo Salvini ha firmato nei giorni scorsi i decreti per la formalizzazione delle deleghe ai suoi vice Edoardo Rixi e Galeazzo Bignami e al sottosegretario Tullio Ferrante in merito all’organizzazione dei tre Dipartimenti del ministero. Deleghe e competenze fissate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri numero 190 del 23 dicembre 2020 e dal successivo DPCM numero 115 del 24 giugno 2021.Come è noto il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile ha assunto la denominazione di Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in base al decreto legge 11 novembre 2022,n.173.

Dai corposi e dettagliati decreti che definiscono le deleghe suddette, si evince che il viceministro Rixi,nell’ambito del Dipartimento per la mobilità sostenibile, ha in capo anche la titolarità delle attività di competenza della Direzione generale per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale,il trasporto marittimo e sulle vie d’acqua interne e quindi anche sulle strutture organizzative dell’area.Rixi potrà contare anche sulla delega a tutte le attività legate alla partecipazione al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) e a quelle in merito alla partecipazione al Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM) come delineato dall’articolo 12 del Decreto legge  11 novembre 2022,n.173  che detta “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei ministeri”.

Istituito presso la Presidenza del consiglio, il Comitato ha il compito di provvedere al coordinamento e alla definizione degli indirizzi strategici delle politiche del mare con l’elaborazione con cadenza triennale del Piano del mare: un organo costituito in concreto da una ricca rappresentanza di ministri, amministratori degli enti locali e associazioni di categoria cui la stessa Presidenza del consiglio può assicurare supporto tecnico con la nomina di esperti delle materie in esame. Esperti che ci si augura possano essere individuati tra i professionisti più accreditati e più competenti del settore marittimo – portuale, così come prescrive la normativa.

Ma la strada è ancora lunga, come ha lasciato intendere Nello Musumeci, l’attuale ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare del Governo Meloni, che a proposito del ministero del Mare ha parlato alla recente assemblea generale di Confindustria Nautica di «un progetto che è in fase evolutiva, un dicastero che deve svolgere un ruolo di collegamento e di programmazione. L’obiettivo finale della legislatura è arrivare a un ministero che gestisca funzioni e poteri che, in questo momento, sono in capo a otto, nove dicasteri».

Con l’entrata in vigore dei provvedimenti sopra menzionati e in particolare dell’articolo 12 il nodo politico su quali competenze dovessero essere assegnate al nuovo ministero del Mare sembra sciolto affidando la competenza su una parte rilevante della filiera dell’economia del mare in capo al viceministro Rixi. Un politico, Rixi, descritto da Matteo Salvini come «un uomo di mare che da genovese ha le idee chiare» e in effetti la città di Genova ha una storia legata a doppio filo a un mare che è parte integrante della sua storia. Se i presupposti sono quelli del DNA marittimo di Genova, Rixi dovrebbe senz’altro rappresentare una garanzia per i marittimi, che peraltro non hanno dimenticato il ruolo propositivo esercitato da Rixi nello scorso mandato al ministero dei Trasporti, quando si fece promotore del progetto di una nuova legge per il censimento e l’imbarco dei marittimi italiani. Un progetto che venne accolto con entusiasmo da associazioni di categoria e sindacati, tutti rinfrancati dalla prospettiva di poter disporre di dati certi sulla reale forza lavoro del comparto marittimo nei suoi tre settori di attività e precisamente quello dei trasporti,della pesca e del diporto.

Poter disporre di dati certi sull’universo della forza lavoro del comparto è una condizione imprescindibile per una comprensione approfondita di un universo economico e occupazionale in larga parte ancora sconosciuto e poter intervenire per lenire la piaga principale del lavoro marittimo ossia la disoccupazione. L’auspicio di tutti è che Rixi e i suoi collaboratori prendano a cuore anche le sorti dei giovani marittimi e con loro il vero futuro del comparto,agevolandone il percorso didattico e snellendo fino all’essenziale l’iter dei percorsi professionali.Un processo di semplificazione e di sfoltimento che molto spesso non necessita nemmeno,come più volte ricordato su queste pagine,di terremoti o rivoluzioni copernicane ma solo di piccoli interventi, di semplice buon senso e a costo zero. Piccoli grandi rimedi che una volta assunti potrebbero cambiare in meglio il corso di tante esperienze,tante carriere e soprattutto tante esistenze come quella degli ufficiali della nostra marina mercantile, da troppo tempo in attesa del ripristino dei titoli professionali marittimi di cui all’ex articolo numero 123 del Codice della navigazione.

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