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La solitudine dei marittimi italiani

di Nicola Silenti da Destra.it

Inascoltati, indifesi e in balia di mari e oceani di istituzioni sorde e assenti. In una parola: soli. Nessuna categoria professionale ha conosciuto in Italia un trattamento paragonabile a quello riservato dallo Stato e dalle sue istituzioni ai lavoratori marittimi. Un trattamento fatto di disinteresse e indifferenza, di intralci e impedimenti affastellati a profusione sulla strada di chi ha la colpa di appartenere a questo settore economico e professionale.

Una sorte amara, quella dei marittimi, che si è mostrata in tutta la sua disarmante platealità lo scorso 17 di marzo in occasione della manifestazione nazionale di protesta della categoria a Roma. Un’agitazione indetta per reclamare una risposta del ministero dei Trasporti a problematiche annose del comparto come quelle sulla formazione e sulla certificazione dei titoli professionali, sul collocamento della gente di mare e sulle inaccettabili condizioni di lavoro a cui è sottoposta la gran parte del personale del comparto. Una protesta culminata nell’apertura di un tavolo di confronto con il ministro Graziano Delrio il quale, a fronte di questioni che premono sulla carne viva di migliaia di famiglie, non ha saputo o potuto fare altro che concedere ai lavoratori nulla più e di meglio di un fiume di parole. Parole pronunciate per riconoscere l’«importanza strategica del sistema mare e nello specifico del lavoro marittimo», come se questa verità dipendesse da un avallo ministeriale. Parole pronunciate per garantire «la disponibilità del Governo ad affrontare le questioni sollevate dai sindacati», come se quest’onere non ricadesse per definizione nelle competenze di un rappresentante del popolo. Parole propositive e positive, per carità, quelle del ministro, specialmente laddove si evidenzia l’importanza strategica del sistema mare e si accoglie la richiesta del varo di un sistema informatizzato e centralizzato di collocamento. Tutt’altro che elettrizzanti invece le risposte sul tema delle condizioni di lavoro del personale marittimo, con la patata bollente scaricata sul tavolo del ministero del Lavoro.

A conti fatti, al netto dei comunicati congiunti e delle note stampa, è difficile non osservare che quella del 17 marzo è stata una manifestazione che arriva dopo decenni di sopraffazioni davanti alle quali nessuno ha mai pensato di opporre una protesta organizzata o anche solo il barlume di una lamentela.

Una manifestazione, rivelatasi per di più null’altro che un flop nei numeri irrisori e nelle presenze insufficienti, sul quale sarebbe bene compiere una riflessione collettiva.

Un disagio che certo non può essere accollato ai marittimi presenti a Roma, ai quali va anzi il ringraziamento di tutti per avere agito ancora una volta come sempre senza nessun altro interesse che difendere la categoria.

Quanto ai risultati sortiti, è del tutto evidente che il ritardo accumulato dalle istituzioni italiane nel dare risposte ai marittimi è sconcertante e in ogni caso imperdonabile.

Un ritardo a cui si aggiunge la beffa del risultato ottenuto del tutto inadeguato alla portata delle richieste di migliaia di lavoratori che rischiano ogni giorno di perdere il titolo professionale, la qualifica e quindi il posto di lavoro. Ritardi e comportamenti quindi che hanno costretto negli anni i lavoratori a tentare di difendersi da soli e in ordine sparso, costituendo in modo spontaneo ma disordinato un gran numero di sigle, organizzazioni e associazioni che oggi agiscono in ordine sparso con l’effetto di ridurre ancor di più la portata di ogni azione di protesta. Una protesta che al contrario avrebbe bisogno come non mai del contributo di tutti, ad eccezione di chi ha assistito impassibile allo smantellamento di un comparto che era e vuol tornare ad essere l’orgoglio d’Italia.

 

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Un commento

  1. Giuseppe LAURO

    Con le buone maniere in Italia non si ottiene NIENTE…………….! La lotta è e dovrà essere FEROCE. Senza di essa non si otterrà un fico secco. Belle parole, ma sono solo PAROLE, come si dice a Napoli Chiacchiere e tabbacchiere di legno il banco di napoli non ne impegna………..!
    Prendiamo esempoi dai Tassisti, una categoria sicuramente più importante della nostra ma che ha qualcosa che i marittimi Italiani non hanno ( La coesione). Meditiamo……….!

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