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Procida: “ Parlare dei giovani? Meglio parlare con i giovani.”

di MIchele Romano
Nel momento in cui si prende atto della crisi profonda che in veste il rapporto tra comunità e territorio tanto da mettere in discussione usi, costumi, abitudini, di pari passo ad un senso di smarrimento del vivere, scatta in modo immediato l’interrogativo su quale futuro ci aspetta e, in primo luogo, quello dei giovani.
E qui casca l’asino perché esce fuori un obsoleto armamentario di pseudo educatori, di presunti volontari, che oramai senza accorgersene si mettono a pontificare sui giovani di cui hanno perso la percezione dei loro volti, dei loro sguardi, dei loro turbamenti, dei loro slanci vitali, delle loro speranza. In tal senso consiglio di seguire il messaggio filosofico che invita ad attuare il silenzio se non si devono esprimere grandi cose e porsi in ascolto, perché mai come nell’attuale momento è cosa opportuna e fruttuosa parlare e discute con i giovani e non su di loro.
Infatti è importante, per dare inizio ad un nuovo processo storico, delineare con essi un procedimento di decostruzione di tutto ciò di sclerotizzato, di desueto in modo tale da renderli soggetti attivi e costruttori del proprio destino futuro.
Con riferimento alla realtà procidana il punto di partenza di tale metodologia può essere rappresentato da una profonda rivisitazione della configurazione ambiente-persona. A tal proposito i tanti giovani di Procida sparsi per il mondo, carichi della loro vitalità e dell’alta professionalità, contribuiscono a produrre idee, progettualità e concretezza per la crescita e lo sviluppo di un nuovo rinascimento procidano. Da questo punto di vista è cosa utile e sagace spogliarsi di tutte le scorie retoriche, demagogiche, opportunistiche davanti agli insulti che, nella quotidianità, il nostro territorio subisce (la violenza che sta assalendo l’isola di Vivara, una delle più significative macchie verdi del Mar Mediterraneo, ne è un emblema) davanti alla prepotenza e all’arroganza degli inquinatori che, in nome del loro greto egoismo e spietato profitto, stanno conducendo la nostra amata Procida, nonostante il suo meraviglioso clima, ad essere, secondo recenti statistiche sanitarie, uno dei siti a più alto tasso di patologie tumorali in cui la più acuta incidenza è prodotta dall’amianto che, oramai, ha invaso porti, giardini, cortili e case, sia di brutali speculatori che di inconsapevoli cittadini i quali o per assuefazione o per paura si sono adeguati anche se, in modo sotterraneo, iniziano a percepire lo smarrimento e l’angoscia di trasferire ai propri figli e nipoti una struttura ambientale letale e senza prospettive.
Urge, pertanto, il bisogno di uno slancio vitale e di un generoso atto di amore che soltanto le fresche energie possono dare in sintonia con i percorsi della sapienza, tanto da spazzare via, al più presto, la deleteria costumanza del lassismo, della complicità, del coprire, del rinviare sine die l’approccio a trovare soluzioni a problematiche vita per la comunità.
Non è un esempio positivo, in questi anni, l’agire della classe dirigente isolana la quale, accompagnata dall’assuefazione della stragrande maggioranza dei cittadini, ha determinato evidenti stadi di incuria e di abbandono.
Invertiamo questo trend, invertiamo il nostro rapporto con l’ambiente costruendo in itinere una mobilitazione permanente per la salvaguardia della salubrità dell’aria che respiriamo a difesa del bene comune e del futuro della nostra comunità.

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