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Procida: Conoscere ed amare le peculiarità della propria terra

carcere procidadi Michele Romano

Passata la giusta enfasi degli accordi siglati per il trasferimento dallo Stato al Comune di Procida dell’ex struttura carceraria e del Palazzo D’Avalos con lo scopo di recuperarli, valorizzarli e riqualificarli a beneficio, eventualmente, dell’intera comunità isolana. Certamente ben venga tutto il contorno mediatico in cui si passa dal mitico slogan “il sogno diventa realtà per Terra Murata”, ai progetti in cui si prevede un albergo di 210 camere, ad un museo interattivo, a un polo congressuale, ad una scuola di alta formazione turistica e cucina per il Mediterraneo, ad un’azienda agrituristica, non trascurando l’eventuale utilizzo dell’ex convento di Santa Margherita nuova. Tutto ciò con una previsione di spesa di circa 60milioni di euro di capitali privati e 20milioni di euro di fondi europei. A questo punto ci troviamo di fronte all’interrogativo: cosa deve accadere perché questo sogno diventi realtà? Ebbene, per quanto mi riguarda, bisogna costruire una precondizione socio-culturale, nell’immediato, in cui l’isola mica elica nella sua interezza, si renda consapevole e compartecipe della sua ragion d’essere futura. Su questo terreno ci deve essere il contributo di tutte le Agenzie formative, in primo luogo la scuola, dalla primaria alla secondaria, cui spetterà il compito, per l’anno scolastico 2013 – 2014, di riesumare la tanto vituperata “Educazione civica” trasformandola in “Conoscere ed Amare le peculiarità nella propria Terra”, in modo da offrire un forte slancio per l’educazione ambientale, elemento cardine per qualsiasi crescita e sviluppo futuro. Nel frattempo la “politica”, in tutte le sue espressioni, esca dal torpore e dai propri silenti sinedri e metta in campo cuore e mente per produrre concrete speranze per migliorare le condizioni di vita sull’isola di Procida. In tal senso condivido quanto espresso nei giorni scorsi da Sebastiano Cultrera quando dice che, per la sua storia e  la significativa tradizione marinara e bellezza, la nostra isola può porsi in termini esponenziali come uno dei punti rilevanti di riferimento della cultura mediterranea di cui Terra Murata e l’isolotto di Vivara (a proposito del quale è preoccupante la latitanza e indifferenza della nuova gestione dell’Albano Francescano, proprietario della stessa) rappresentano dei preziosi siti naturali per aprire le nostre porte al Mondo, così come l’antica civiltà micenea ci rammenta.

Pertanto, è il momento di volare alto, di fare un enorme salto di qualità, di uscire dalla palude e dai propri egocentrismi per rimettere in cammino una solida e gioiosa comunità, altrimenti i sogni diventano perniciosi e devastanti incubi che conducono alla perdita di senso.

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