1) I vari casi, la pena e la doglia
che sotto forma d’un Asin soffersi,
canterò io, pur che fortuna voglia.
Non cerco ch’Elicona altr’acqua versi,
o Febo posi l’arco e la faretra
e con la lira accompagni i miei versi;2) Sentonsi gli asinelli, andando attorno,
romoreggiar insieme alcuna volta
la sera, quando a casa fan ritorno;
tal che chiunque parla, mal si ascolta;
onde che per antica usanza è suta
dire una cosa la seconda volta;
perché con voce tonante e arguta
alcun di loro spesso o raglia o ride,
se vede cosa che gli piaccia, o fiuta.
In questo tempo, allor che si divide
il giorno da la notte, io mi trovai
in un luogo aspro quanto mai si vide.
4) Poi che la donna di parlare stette,
leva’mi in piè, rimanendo confuso
per le parole ch’ella aveva dette.
Pur dissi: – Il ciel né altri i’ non accuso,
5né mi vo’ lamentar di sì ria sorte,
perché nel mal più che nel ben sono uso.
Ma s’io dovessi per l’infernal porte
gire al ben che detto hai, mi piacerebbe,
non che per quelle vie che tu m’hai porte.
Tratto da Niccolò Machiavelli – Opera Omnia: L’asino
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