Procida: L’Affair Bannock

di Francesco Marino
Il Presidente della “Commissione Trasparenza” del Comune di Procida ha presentato una interrogazione al Sindaco per sapere della sorte della “Bannock”. Quello che colpisce i cittadini è il costo annuo dell’operazione che ammonta a circa € 136.000,00 più € 15.000,00 di assicurazione.
Si tratta di una autentica “sofferenza” per il bilancio comunale se pensate che con circa 70.000 euro si potrebbe pagare la quota parte dei genitori nella mensa scolastica.

Detto questo riepiloghiamo i punti salienti dell’affair. Nel 2002 il capitano Nicola Scotto di Carlo, all’epoca commissario del Pio Monte dei Marinai e per molti anni comandante della nave oceanografica Bannock, riesce a convincere l’Amministrazione Muro ed in particolare l’Assessore alla risorsa mare Salvatore Costagliola, di realizzare un centro polifunzionale ed un museo sulla nave. Così l’8 ottobre 2002, come si evince dal verbale di incontro prot. 13997, alla presenza del Sindaco Muro, l’assessore Costagliola, un rappresentante della Capitaneria di Porto di Napoli, il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Procida e dello stesso cap. Nicola Scotto di Carlo, si decideva la fattibilità del progetto.
L’assessore Costagliola si attivava presso la Giunta Regionale della Campania e il settore di competenza dove, successivamente, veniva firmato un protocollo d’intesa con l’Istituto Tecnico Nautico “F. Caracciolo” per la gestione tecnica dei laboratori da installare sulla Bannock. Insomma la Giunta Regionale concedeva al Comune di Procida, e formalmente al dirigente dell’Ufficio Tecnico arch. Salvatore Ruocco, di poter occupare uno specchio acqueo di mq 2.000,00, nella zona prospiciente la sede della Capitaneria di Porto, ove posizionare la M/N Bannock da adibire a centro polifunzionale e museo del mare.
Per farla breve la Bannock veniva trasformata in nave museo, tutte le attrezzature venivano comprate e lasciate in deposito, resta da portarla a Procida.
L’intoppo principale era il pescaggio, ovvero per poter alloggiare la nave doveva essere abbassato il livello del fondale, inoltre si affermava che essendoci delle rocce sotto il primo strato di sabbia, l’operazione non poteva essere effettuata. Su iniziativa dell’assessore Costagliola, quindi, veniva realizzato uno studio stratigrafico della zona dal quale si evince che il fondo presenta due riflettori (sporgenze) che poteva essere di ghiaia, ciottoli o massi rocciosi fatto che, secondo Costagliola, non precludeva alle operazioni programmate.
Con la storia giungiamo al 2009 quando Salvatore Costagliola esce dalla giunta Lubrano e la delega alla risorsa mare passa nelle mani di Pasquale Sabia. Per quest’ultimo, persona certamente competente, è paradossale costruire banchine per attracchi specifici quando, viceversa, tutto il porto necessità di un escavo generale a causa del basso fondale. Anzi, paradossalmente, potremmo dire che, da questo punto di vista, il porto di Procida è di gran lunga distante dagli standard di sicurezza richiesti. Ovviamente la Capitaneria si è posta al riparo notificando il tutto alla Direzione Suprema del Demanio Marittimo di Napoli.
Leggendo la documentazione inerente la Bannock non è difficile asserire che in quasi 10 anni sono tante le leggerezze e gli errori commessi, con l’Ufficio Tecnico del Comune che non ha brillato per solerzia e competenze, ma non vogliamo essere i giudici di una partita tanto complessa. Quello che invece, come cittadini, ci chiediamo è: come venire fuori da questo affair? Quando finirà questa emorragia di soldi pubblici che, con le difficoltà attuali, potrebbe essere utilizzati per cose più utili?
Dal nostro punto di vista, in primo luogo, sarebbe il caso di nominare una commissione bipartisan con il compito di verificare se è possibile portare a conclusione il progetto Bannock e, nel caso negativo, rinunciare e considerarlo una “sofferenza” del bilancio comunale.
Prima usciamo fuori da questo guazzabuglio con una soluzione condivisa meglio è per tutti.

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