Procida. Petroliera in mano ai pirati, intervista all’armatore D’Amato

«CON I SOLDATI SAREBBE ESPLOSO TUTTO»
Petroliera in mano ai pirati, intervista all’armatore D’Amato

(da Il Secolo XIX) Ha dormito poco il Cavaliere del Lavoro Luigi D’Amato da quando, alle 5.25 di ieri, da Dubai, dove un apposito organismo internazionale monitora tutte le navi a rischio, è arrivata la notizia del sequestro dei suoi uomini e della sua petroliera da parte dei pirati che, ormai, infestano non solo le coste dei Paesi del Golfo di Aden e della Somalia ma si spingono oltre, fin in alto mare aperto, per tutto l’Oceano Indiano. 
«Il mio primo pensiero è andato all’ equipaggio – afferma dal suo quartier generale di Losanna – . A bordo ci sono ventidue uomini, 5 italiani e 17 indiani che sono tra i più professionali. Il mio comandante poi, Giuseppe Lubrano di Procida, naviga con me da parecchi anni. È un comandante esperto, equilibrato, in grado di affrontare le avversità. Riuscirà ad uscire bene anche da questa disavventura. La fiducia mi deriva anche da un episodio fortuito. Alle dieci di ieri mattina ho telefonato a bordo. Mi ha risposto uno dei pirati, ma non ho capito granché, parlava nella sua lingua. Ho sentito però, in sottofondo, la voce del comandante. Era fermo e tranquillo».
Qual è oggi il suo obiettivo?
«Lo ripeto. L’obiettivo prioritario è la sicurezza assoluta delle 22 persone a bordo. Proprio per questo è in arrivo (sarà oggi a Napoli, ndr) uno staff di specialisti, avvocati messi a disposizione dalle assicurazioni provenienti da Houston esperti nella conduzione di simili episodi di pirateria»
Avete avuto richieste di riscatto?
«Al momento no, è ancora troppo presto. Lo faranno una volta giunti in prossimità delle coste somale».
Alla luce di questa drammatica esperienza, lei è favorevole alla presenza di guardie armate a bordo?
«No. Si immagini una sparatoria a bordo di una petroliera carica di carburante. C’è il rischio più che concreto che possa saltare tutto in aria. Io penso che il problema – e sono d’accordo con il ministro Frattini – possa essere risolto solo mettendo fuori uso la pirateria e, per fare questo, c’è bisogno di una legge speciale a livello internazionale che consenta di agire contro i pirati-fuorilegge anche in acque internazionali».
E nel frattempo?
«Penso che proprietari della merce trasportata dovrebbero farsi carico di un allungamento del percorso evitando in via definitiva l’oceano indiano. Trovo che sia l’unica soluzione temporanea anche se costosa». (da Il Secolo XIX)

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