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Procida, “Tutto in un piccolo punto del mondo”

alchimia procidadi Flavio Pagano
E’ la più piccola delle isole del Golfo, eppure la più difficile da comprendere fino in fondo. E’ celebre in tutto il mondo, ma resta la più sfuggente, la più segreta, e per questo va inclusa ugualmente nel catalogo dei luoghi «da scoprire»: è Procida. Intorno ad un nucleo centrale montano, gravitano le marine: a occidente c’è Marina Grande e, dal lato opposto – in quella che Dino Buzzati avrebbe chiamato «la fossa d’Oriente» – sorge Marina Corricella. Qui, nel giugno del 1864, sbarcò Garibaldi che, ripartendo, sentenziò: “Tornerò in questo meraviglioso mondo di pescatori”. Oggi la Corricella è l’icona dell’isola: un borgo intatto, immerso in un’atmosfera fuori del tempo, in uno scenario pittoresco fatto di piccole case, barche, reti, volti rugosi di sole e di salsedine. Con poche parole sembra d’avere già inquadrato «l’isola di Arturo», ma non è così: ogni nuovo dettaglio, ogni istante, va a formare una visione d’insieme che non si completa mai.Perché Procida è, come ha scritto Elsa Morante, «quel piccolo punto del mondo, che poi divenne tutto». Più che una visita, con quest’isola si gioca una partita a scacchi. E’ infatti Enrico Scotte di Carlo, anima del prestigioso premio letterario Procida Elsa Morante e sommo anfitrione del luogo nel suo delizioso Alchimia Procida non parla di iniziare la visita con un «primo passo», ma con una «prima mossa»: la Terrazza dei Cannoni. Ci si sale da Marina Grande. A pochi passi c’è la cinquecentesca contrada Vascello, poi Terra Murata, dove svetta il castello d’Avalos. Terra Murata è stato a lungo l’unico nucleo abitato e per i procidani è la «montagna>> (sebbene l’altitudine sia di soli cento metri). E’ l’antica città fortificata, con l’Abazia di San Michele e il borgo medievale, costruita a picco sul mare e pronta a respingere le incursioni dei Saraceni. Da questa posizione ecco di nuovo l’illusione di dominare tutto con lo sguardo, di aver compreso Procida: invece la partita è appena cominciata. Giù, lungo la costa, si aprono le spiagge: la soleggiata Chiaia, il Faro, la «spiaggia del postino» (quella del film con Massimo Troisi) e la Chiaiolella, affacciata sul mare aperto, dove la bellezza del tramonto si tatua sul cuore. La cucina procidana offre molte specialità ma, nelle ore più calde, non mancate di gustare una granita di “limone di pane” (vanto dell’isola, il più pregiato al mondo). E mentre la sorbite, sappiate che siete già di nuovo «in scacco»: c’è Vivara che vi aspetta, l’isola dell’isola.

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