La ricerca filosofica appassiona intensamente perché fa sentire quel tanto di disagio che intercorre nei rapporti del filosofo con gli altri o con la vita: disagio che viene ad essere essenziale per la filosofia e che nella realtà odierna è troppo spesso dimenticata.
Infatti notiamo, a volte con molta amarezza, che una certa schiera consistente di filosofi contemporanei tendono a divenire con troppa faciloneria scrittori che assumono l’aspetto di funzionari della cultura in modo tale che la libertà concessa ai loro libri fa si che tutto quello che affermano entra immediatamente in un universo accademico attraverso il quale le scelte di vita vengono a diluirsi e le occasioni di pensiero nascoste.
Certamente si obietterà che senza i libri sarebbe impossibile una certa agile tendenza alla comunicazione, ma bisogna pur dire che la filosofia deposta esclusivamente nei libri, anche se con parole disposte in modo più coerente possibile, tende sempre più ad assumere in sé la caratteristica di chi cessa di interrogare gli uomini tanto da nascondere nella vita decorosa dei grandi sistemi, ciò che vi è nella filosofia di insolito e di quasi insopportabile.
In tal senso vediamo come l’enigma della filosofia è che talvolta la vita è egualmente se stessa davanti a sé, davanti agli altri e davanti alla verità.
