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Procida: “Tira una gran brutta aria, con tanta sofferenza e odio”

di Michele Romano
Il nuovo anno solare parte con la buona novella del ritorno a casa dei nostri cari marittimi dopo una lunga, ostativa e tormentata permanenza nel mare della Somalia sotto l’incubo minaccioso della follia criminale piratesca. A tal proposito bisogna mettere in risalto il comportamento esemplare e degno d’ammirazione dei familiari di Giuseppe e Enzo e, parimente, la generosità e lo slancio vitale del gruppo “Liberi Subito” che ha suscitato un sussulto di uno spirito comunitario alquanto diluito negli ultimi tempi nella quotidianità procidana.

Detto questo vediamo ora con quale “humus”, con quale spessore la collettività insulare è entrata in questo nuovo anno.

Ebbene risulta subito evidente, in sintonia con la crisi che attanaglia la società occidentale, che in giro tira una gran brutta aria, carica di incertezze per tutti, con tanta sofferenza, disperazione, conflitti, odio, istinto di morte, intriso l’insieme in un substrato di acuta malinconia, in cui le espressioni delle raffigurazioni sociali come il vissuto politico, scolastico, ecclesiale e familiare, sembrano essersi introdotti nei sentieri bui della notte dove le persone, in tutte le manifestazioni della vita (adolescenziale, gioventù, età matura e senile) tendono ad assumere le sembianze di larve ostili le une alle altre.
Questo quadro a tinte fosche non è emanazione di suggestioni ossessive e surreali di chi soffre di pessimismo cosmico ma di chi, al contrario, poggia l’elemento fondante della propria esistenza sul soffio vitale che emana la forza della speranza, per cui nel mettere in guardia dal rischio di un inceppo totale in cui tende a cedere la realtà che ci circonda, si vuole indirizzare il vivere quotidiano verso l’intraprendere il cammino sul sentiero che conduce dal buio alla luce. E qui le Istituzioni devono uscire dal torpore e fare un bel salto di qualità nel riappropriarsi delle proprie funzioni e trasmettere nuovi valori come il re imparare ad essere giusti, sobri e a costruire relazioni e rapporti non improntati su prevaricazioni, soprusi, furberie, sensi di abbandono ma su elementi solidali e impregnati di profonda comprensione tanto da non voltarsi dall’altra parte davanti a chi è in difficoltà, a liberarsi del superfluo, del gretto egoismo in modo da non rendere futile ed inutile l’ammonimento di promuovere sviluppo, di rilanciare la crescita, di produrre una nuova ed equa distribuzione dei beni.
Per mettere in campo tale prospettiva è auspicabile rendere centrale dentro i progetti educativi ed anche quelli delle nuove classi dirigenti, una profonda formazione socratiana fondata sul concetto di virtù intesa come umiltà, apertura allo stupore, alla meraviglia, all’ignoto, allo straniero.
La speranza è di poter dire, al termine del 2012, che il clima è cambiato e spira una bella e briosa aria.

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