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Senza stupore ne pudore: cartoline dal Brasile.


Cartoline dal Brasile
luglio 2011
di Rino Scotto di Gregorio

Ogni ritorno è una concessione al peggio da cui estraggo due termini in disuso, sentimenti fuori moda, atteggiamenti fuori luogo nello sfavillante Brasile che avanza a grandi passi verso il gotha dei paesi industrializzati. Stupore. Pudore. Ancorché ampiamente preventivato, lo stupore per l’epilogo del caso Battisti è tutto italiano, cosa nostra, irrilevante come gli sforzi diplomatici e gli appelli dei familiari delle vittime del pluriomicida per assicurarlo alle patrie galere.

Pudore locale nell’annunciare la liberazione del pupillo di Carlà Bruni che potrà finalmente tornare alle fatiche letterarie spiaggiato sui dolci lidi carioca? Neanche l’ombra. Giustizia è fatta. L’eroe è salvo…con buona pace di AntonioTabucchi (plauso!) che per protesta ha cancellato la sua partecipazione al prestigioso FLIP ( Festival Letterario Internazionale di Paraty). Allora proviamo a individuare qualche traccia di pudore nel solenne annuncio del ministro dell’economia e dello sviluppo: il Brasile scende dal quarto al quinto posto nel ranking mondiale dei paesi con la maggiore disuguaglianza sociale ed economica! Chi sono i quattro paesi che lo precedono in classifica? Repubbliche africane dal nome tanto improbabile da sembrare quasi inventate. Qui ci vorrebbe una spruzzatina di vergogna dopo anni di “lulismo” rampante e mirabolanti prodezze di una economia emergente, ma per il momento non se ne parla. Quindi dirottiamo sul caso attuale e tragico di Juan de Moraes, ragazzino di undici anni scomparso a Nova Iguaçu ( località Danon) il giorno 20 giugno scorso. Cronaca. La polizia irrompe sul luogo armi in pugno per sgominare un supposto traffico di droga. Viene preso di mira un gruppo di quattro ragazzi in fuga alla vista delle divise e dei fucili. I poliziotti premono il grilletto. Risultato: un morto, due feriti e Juan. Scomparso. Ricoverato, il fratello Wesley di 14 anni, a sua volta ferito da tre proiettili, dice di averlo visto cadere colpito al primo sparo. Ma del corpo nessuna traccia. Scomparso. Nel nulla. Dal nulla, voci anonime dicono di aver visto gli stessi poliziotti che avevano aperto il fuoco caricarlo a bordo della vettura d’ordinanza e sgommare via. Quanti confermano di aver visto? Nessuno. Fin qui cronaca ordinaria per una paese al primo posto per morti violente nella fascia d’età 14-25. Quindi niente stupore, per carità. Pudore nelle dichiarazioni ufficiali degli organi di polizia che solo una settimana dopo aprono un’inchiesta sull’accaduto? O per ammettere candidamente che nessuno degli obiettivi era un trafficante di droga? E perché mai? D’accordo, però un brandello di pudore nell’avviare le perizie scientifiche solo dieci giorni dopo in risposta alla pressione dei media, non si nega a nessuno. E invece…
E invece la muta disperazione dei genitori di Juan deve fare i conti con l’unica, terribile verità: il bambino è morto, i poliziotti lo hanno fatto sparire per evitare processi consegnandone il povero corpicino alle fiamme o alle fauci di un branco di famelici pitbull. Di cercarlo di non si è smesso ancora, ma la priorità dei genitori del piccolo Juan è di piantonare l’altro figlio Wesley in ospedale sorvegliato dai suoi stessi carnefici. E poi cambiare aria prima di soffrire ritorsioni. Questo è ciò che accadrà, non stupitevi se non lo troverete scritto sui giornali per mancanza di pudore. Qui conta sopravvivere, nonostante tutto, anche trascinandosi l’angoscia di un figlio assassinato senza sepoltura né giustizia per il resto dell’esistenza. Stupirsi ancora di fronte al reale o nutrire vaghi sensi del pudore, non corrisponde a nessun mezzo utile all’istinto di autoconservazione.
Ma poi, tutto sommato, chissenefrega: fra tre anni c’è la Coppa!

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