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Procida. Il comandante della Savina Caylyn solidale con i marò italiani.

comte lubrano savina caylyn procidamia.itIndia, Giuseppe Lubrano Lavadera: «I marò non sono pistoleri»

dal sito Lettera43 riportiamo un articolo con le dichiarazioni del comandante procidano  della Savina Caylyn in merito all’arresto dei duei militari del battaglione San Marco rei secondo le autorità indieane dell’omicidio dei pescatori iniano coinvolti nel conflitto a fuoco con la petroliera Enrica Lexie.

Dopo il rinvio a giovedì 1 marzo dell’udienza sui due marò italiani e la visita in Asia del ministro degli Esteri Giulio Terzi, Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della motocisterna Savina Caylyn, rimasta per 316 giorni nelle mani dei pirati somali, ha espresso solidarietà ai fucilieri di Marina arrestati in India.
«Sono sicuro», ha detto, «memore della mia esperienza, che i militari italiani hanno eseguito le procedure dettate dal codice di ingaggio e certo non fanno parte di quel tipo di militari ‘trigger happy’ – pistoleri – come qualche organo di stampa internazionale li ha descritti».

«VITTIME DI ATTACCHI GRATUITI». «Io sono testimone vivente della loro grande professionalità e sono pronto a confermarlo dovunque». Lubrano è dell’avviso che i due fucilieri del Reggimento San Marco siano stati «vittime di attacchi gratuiti».
SAVINA CAYLYN PRIGIONIERA DI PIRATI SOMALI. La Savina Caylyn fu sequestrata dai pirati l’8 febbraio 2011, a circa 900 miglia dalla costa somala, e liberata solo il 21 dicembre di quell’anno. «Durante questa crudele prigionia», ha affermato il comandante del cargo, «la marina militare italiana, che era presente in zona con diverse unità, ha dimostrato di porre la vita degli ostaggi al primo posto, con lo spirito di umanità che la contraddistingue da sempre, evitando qualsiasi tipo di scontro militare anche quando vi erano provocazioni da parte dei pirati e ponendo quindi il valore della vita umana al di sopra di ogni cosa».
Il 21 dicembre 2011 «abbiamo rivisto la luce. Eravamo molto provati, mentalmente e fisicamente, e lo siamo ancora», ha continuato Lubrano, che si è detto «sicuro che da soli non saremmo mai riusciti a gestire la situazione successiva al rilascio se non ci fossero venuti in soccorso i militari del reggimento San Marco: amorevolmente, hanno fatto sì che il nostro sogno di libertà diventasse realtà».

«I MARÒ HANNO GRANDE VALORE UMANO». Dopo il rilascio, ha raccontato il comandante della Savina Caylyn, «i marò del reggimento San Marco sono stati con noi per circa 20 giorni, fino all’arrivo nel porto di Fujairah, negli Emirati, e durante questo periodo hanno dimostrato enorme valore professionale e umano, aiutandoci a ritornare nel mondo civile dal baratro della prigionia».
«I nostri militari hanno dimostrato un grande spirito di umanità e fratellanza anche nei confronti dell’equipaggio indiano: 17 persone, che li hanno cominciati a chiamare ‘i nostri angeli custodi’», ha concluso Lubrano.

Martedì, 28 Febbraio 2012

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