Vivara: si continuano a perdere occasioni importanti.

di Michele Romano

L’immane accadimento del terremoto e dello tsunami che ha investito il Giappone con tutto il suo drammatico fluire di morte e tragedia sociale e ambientale, attraverso il comportamento e soprattutto il linguaggio impregnato di stoicismo in cui è racchiuso l’espressione che i disastri naturali stanno dentro al destino e allo stesso tempo al sii forte, coraggioso e perseverante nella consapevolezza che l’uomo costituisce una parte della natura, offre una profonda ed acuta lezione a noi che siamo diventati un Paese molto rissoso e completamente privo di slancio, anche se all’orizzonte si intravede una speranzosa controtendenza, schiacciata da una sciagurata politica-amministrativa impegnata a smantellare del tutto gli elementi fondanti di una democrazia degna di questo nome, emarginalizzando la cultura, l’ambiente e la dimensione comunitaria.
Premesso questa digressione che può apparire non pertinente ma, al contrario, è in sintonia con la specificità della situazione che ci riporta al vissuto della nostra collettività attraverso un ampio reportage sul Golfo del giornalista Guglielmo Taliercio e del blogger Francesco Lubrano sul degrado in cui versa l’isolotto di Vivara. che, insieme a Terra Murata (Abbazia di S. Michele Arcangelo, cittadella medioevale, ex struttura carceraria) e alle tre Marine (Grande, Corricella e Chiaiolella) rappresenta una dimensione mitica e simbolica della vitale essenza dell’isola con tutte le proficue ricadute possibili nell’ambito socio-economico e culturale.
Ad onor del vero il degrado investe tutti questi siti. Ciò è potuto accadere perché da tempo il cittadino procidano ha completamente perso il rapporto armonico con il suo territorio, in tal senso basta osservare l’elemento invasivo sull’intera superficie, tanto da far disperdere il valore e il patrimonio che Madre Natura ci ha offerto. Su questo stile di vita si è adeguata gran parte della classe dirigente locale contagiando anche altre entità e certi personaggi che non hanno mai compreso che questo lembo di terra possiede una sua peculiarità incomparabile cioè la predisposizione, come macchia verde mediterranea, a costituire un osservatorio, proiettato sul mare, di cultura ambientale e di memoria antica, come gli scavi archeologici di alcuni anni fa hanno evidenziato.
Tutto ciò indica come gli antichi greci, dalla civiltà micenea in su, compresero, con la loro acutezza e perspicacia, l’importanza strategica di Vivara nell’area del mediterraneo, fatto sottolineato anche dal sacerdote Carlo Farace, mio maestro elementare negli anni ’50, che, tra la derisione generale, mise in risalto come l’isolotto entra nella descrizione del poema omerico dell’Odissea. Non comprendere, quindi, che il nostro torpore e la fannullaggine di tutti gli organismi pubblici e privati, tranne qualche encomiabile eccezione, sta definitivamente desertificando la magica opportunità di rendere questo patrimonio risorsa fondamentale per le future generazioni, significa aver raggiunto il punto più basso del proprio smarrimento e della propria vitale identità. Pertanto è auspicabile che ci sia una scossa e si passi dal sonno alla veglia che conduce alla consapevolezza di una forte e significativa mobilitazione avendo chiaro, in termini concreti, gli obiettivi da raggiungere sia per la salvaguardia sia per lo sviluppo della nostra terra, evitando di crogiolarsi dietro notizie platinate ed effimere di progetti aleatori senza alcuna ricaduta di ampio beneficio sulla comunità in un prossimo futuro.
Forza e coraggio, dunque, usciamo dal buio oltre la riva ed inneschiamo un vero tsunami contro l’abbandono e l’oblio che veda soprattutto i giovani protagonisti attivi e costruttori di un futuro qualitativamente migliore.

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