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Anno Giubilare: cosa ci ha insegnato

Di Michele Romano

PROCIDA – Sta volgendo a termine l’anno giubilare indetto da Papa Francesco sulla “Misericordia”, intesa come farmaco spirituale, terapia intensiva per curare la perniciosa patologia della empietà egoistica, iniettando una immensa fluidità amorevole di compassione, condivisione, pari dignità, perdono.

Per comprendere se tale cura ha prodotto i propri effetti ci affidiamo al percorso di Erasmo da Rotterdam quando pone a confronto la filosofia e la misericordia attraverso le figure emblematiche di Socrate e San Francesco. Così, nel momento in cui un uomo accusò il filosofo davanti ai suoi scolari, per i quali era un punto alto di riferimento di equilibrio e saggezza, di essere stato una persona dissoluta, avida e di sfrenata libidine, lui calmò i giovani, indignati di tale affronto, affermando che l’accusatore era nel giusto finché non è arrivata la filosofia ad offrirgli la “medicina della tenue speranza”.

Parimenti racconta come Francesco D’Assisi chiese a un suo compagno di definirlo, senza remore, uomo sacrilego, parricida, impostore, stupratore, stregone. Dopo aver espresso tanta infamia, il compagno, affranto, domandò: “Perché mi hai costretto a dire numerose bugie su di te così puro ed innocente?” Francesco rispose: “Non hai mentito perché ero, orrendamente, tutto ciò, e sarei rimasto così se non fosse intervenuta la misericordia di Dio a salvaguardarmi da questi mali”.

Ecco, seguendo tali tracce, bisogna comprendere quante gocce di misericordia sono affluite nel corpo e nello spirito delle persone.

Guardandosi intorno e anche dentro se stesso, ci assale lo sconforto. Infatti, nonostante le tante aperture di porte sante e il luminoso slancio di Papa Bergoglio, vediamo imperversare sempre di più il modello “Caino” dentro il cosmo umano, in tutte le sue articolazioni. Si può dire che l’anno giubilare, secondo le intenzioni di Papa Francesco, avrebbe dovuto essere caratterizzato dalla figura del “buon Samaritano” che accoglie, solleva e accompagna i viandanti in difficoltà, invece, quasi al termine del suo percorso, non viene scalfito l’atteggiamento predominante del Levita che guarda, passa e fugge verso i propri egoismi. Per di più si assiste alla nascita di tanti re Erode pronti a contendersi il primato di chi compie più stragi di innocenti.

Anche nella nostra polis micaelica non si è intravisto alcun sussulto giubilare, anzi, si percepisce un’atmosfera di chiusura a riccio, una tendenza ad alzare muretti piuttosto che costruire ponticelli. Possiamo racchiudere tutto ciò nelle immagini di Gorino, presso Ferrara, dove un paese costruisce barricate per respingere l’accoglienza di 12 donne e 8 bambini martoriati dalla guerra. Forse l’ecclesia locale, talmente inorridita, non ha compreso di aver cacciato il “Cristo” che si è presentato attraverso i volti di quelle donne, di cui una incinta, e di quei bambini e ha accolto come propri redentori i populisti belluini e xenofobi che stanno scalando il potere distruttivo dell’umanità.

Ci piace chiudere, con la tristezza nel cuore, con queste parole di Nietzsche: “Chi sei tu viandante? Ti vedo andare per la tua strada senza scherno, senza amore, con uno sguardo indecifrabile, umido e triste come uno scandaglio che da ogni profondità riemerge insaziabile alla luce, con un petto che non sospira, con un labbro che cela il suo disgusto, con una mano che afferra oramai solo con lentezza. Riposati qui, questo luogo è ospitale per ognuno. Che cosa ti serve per ristorarti? Non hai che a dirlo: quel che ho te lo offro”.

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