Carannante: «Il futuro dell’ex Carcere riguarda tutta la comunità. Si riparte da qui»

PROCIDA – (C.s.) Il prossimo 16 settembre ci sarà un importante convegno sul futuro di Palazzo d’Avalos presso la chiesa di Santa Margherita Nuova. Nell’imminenza dell’appuntamento, rivolgiamo alcune domande all’Assessore Antonio Carannante.

La cittadinanza è in attesa di quello che avverrà su Terra Murata, ma fino ad oggi poco si conosce del programma approvato dal Ministero. Su quale linea procedurale l’Amministrazione sta lavorando?

La valorizzazione dell’ex carcere è una sfida complessa quanto stimolante. Appena insediato mi sono preso qualche mese per studiare tutti gli atti istituzionali e amministrativi. A tal proposito mi sono però reso conto che spesso, purtroppo, anche a livello locale, non si è pienamente a conoscenza del fatto che questo bene, di grande valore storico-artistico, è stato ceduto nel 2013 al Comune di Procida a condizione però che venisse recuperato a nuova vita attraverso il suo restauro e utilizzato nel solco di quanto indicato nel Programma di valorizzazione presentato dal Comune ed approvato dal Demanio, dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Comune stesso.

Quindi, ad oggi, qualsiasi concreta ipotesi di utilizzo o di sviluppo futuro deve necessariamente fare i conti con la conoscenza di tale strumento programmatico, che traccia le linee generali i modi e i tempi per affrontare il futuro del complesso monumentale. Mi rendo conto che può apparire una questione strettamente tecnica, invece è sostanziale e non è riservata ai soli addetti ai lavori, ma riguarda tutta la comunità poiché delinea una visione, una programmazione che riguarda l’intera isola e la sostenibilità di un turismo possibile rispettando la nostra identità. L’Amministrazione comunale sta quindi rispettando il crono-programma che tale Programmazione prevede e che annualmente va comunicato al Ministero, approvando, ad esempio, il Piano particolareggiato, obbligatorio sul piano urbanistico insieme ad uno studio cosiddetto “di fattibilità”. È un primo passo “tecnico”, ma confrontarsi con un’opera così strategica per il nostro futuro richiede necessariamente conoscenze tecniche approfondite, scandite da varie fasi conoscitive e amministrative.

Ce la farà l’Amministrazione ad avviare un progetto mastodontico dalle mille sfaccettature e di grande complessità?

Sappiamo molto bene che la valorizzazione dell’ex Carcere è una grande e difficile sfida, ma siamo altrettanto consapevoli dell’impatto che essa avrà – qualunque sia – sul territorio, sia sotto il profilo economico che sociale e culturale. Ritengo che questa nostra consapevolezza sia una garanzia per la comunità procidana e per evitare di costruire cattedrali nel deserto. Riguardo i tempi è chiaro che 4 anni sono pochini, ma qualche buon seme proviamo a gettarlo di sicuro. Intanto stiamo lavorando assiduamente per aprirlo al pubblico: l’ex carcere deve iniziare ad essere davvero bene comune. È il primo passo per un percorso collettivo e virtuoso.

C’è stata qualche manifestazione di interesse nazionale in questa fase esplorativa di ricerca di partner affidabili dal punto di vista economico e culturale?

Come anticipato, un’opera così complessa implica dei passaggi tecnici necessari, tenendo in debito conto il crono-programma del Piano di valorizzazione, quindi la parte strutturale dell’immobile, che richiede la redazione di un progetto di restauro per il solo Palazzo d’Avalos, che ha ovviamente i suoi costi e per il quale stiamo partecipando alla domanda di ammissione al fondo di rotazione regionale. Senza queste attività in corso è difficile bandire manifestazioni di interesse. Successivamente, ad approvazione del piano particolareggiato, potremmo far partire una prima fase esplorativa, aperta anche all’imprenditoria dell’isola.

Ci sono nell’isola e sul territorio nazionale persone che hanno donato a Procida ricerche, studi, nel solo interesse di salvaguardare l’isola da quegli speculatori che sempre si fanno avanti quando intravedono possibilità di business. Si pensa di coinvolgerli come partner culturali e di studio in questa fase di progettazione?

La fase di progettazione del restauro è un’attività complessa e costosa, come quella economica gestionale. Siamo propensi ovviamente a favorire collaborazioni, purché ciò avvenga con la massima competenza tecnica e professionale. Ad esempio, stiamo già valutando la possibilità di costituire un gruppo interdisciplinare, ancor prima del progetto architettonico e gestionale, al quale affiancare anche un team di tecnici locali. Per le speculazioni calate dall’alto i procidani stiano tranquilli, quest’Amministrazione le eviterà in ogni modo. 

Il 16 settembre 2016 ci sarà un importante convegno a Santa Margherita proprio sul Programma di Terra Murata. Come è stato pensato e con quali obiettivi?  

Nessun progetto di così grande impatto socio-economico può procurare effetti virtuosi sul territorio senza partire dal basso, coinvolgendo concretamente l’intera comunità. Allo stesso tempo è necessario stringere rapporti istituzionali sia per puntare a un contributo pubblico che privato, sia per garantire la valorizzazione del Palazzo d’Avalos, nella fase gestionale. Questo convegno, non a caso pensato con l’ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), è una prima scintilla in questo senso. Abbiamo messo allo stesso tavolo la parte pubblica (Il Ministero, Regione e Università), dei soggetti privati che hanno manifestato interesse culturale e scientifico nella direzione dell’economia sostenibile e delle Scuole di Alta formazione, ma anche la parte artistica-culturale (Museo Madre di Napoli con il quale già da tempo dialoghiamo tramite l’Assessore alla cultura Granito) e la parte relativa all’agricoltura biologica, non dimentichiamo infatti che l’ex carcere ha circa 18.000 mq di tenimento agricolo, e anche qui il Programma ha tracciato un percorso che lo vede sia recuperato agli orti che a parco pubblico. È un convegno che mira ad aprire scenari che fanno parte della nostra identità e nell’ambito dei quali sviluppare tutti insieme un percorso virtuoso alla rinascita dell’isola. Voglio essere chiaro su questo punto: chi potrà dare un contributo, in termini intellettuali e di progettualità nell’ambito delle proprie competenze, sarà considerato una risorsa. Spetterà poi all’amministrazione canalizzare e organizzare al meglio tutte queste energie, fungendo da raccordo con l’esterno. Per cui invito tutta la cittadinanza a partecipare al Convegno anche per essere attori del proprio futuro: da soli non andiamo da nessuna parte.

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