Momento di condivisione nella Parrocchia Maria SS. della Pietà e San Giovanni Battista.

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Carissimi genitori, “La scelta di offrire il dono dei sacramenti dell’iniziazione cristiana ai figli (Battesimo, confessione, comunione, cresima) chiede a voi genitori e a tutta la comunità cristiana una presa di coscienza, un reciproco aiuto a rendere visibile nell’amore vicendevole, in un dialogo continuativo, in buone relazioni tra famiglie la novità radicale e sorprendente del … Leggi tutto

Procida: Elisabeth scrive a Papa Francesco

elisabeth papa

elisabeth papadi Gennaro Savio

Elisabeth, la donna vedova, povera, sola e disoccupata a cui tra pochi giorni lo Stato le abbatterà la casetta di appena 20 mq., è disperata e vive giorni di terribile angoscia. E non potrebbe essere diversamente visto che le quattro mura di via Morea, lasciatele dal marito morto di crepacuore al solo pensiero che la sua casupola sarebbe stata demolita, è l’unico bene che le è rimasto visto che non percepisce neppure la pensione di vedova e che i pochi risparmi che con fatica era riuscita a mettere da parte col marito, li ha tutti spesi per pagare gli oneri del condono. Dopo aver pensato anche al suicidio, Elisabeth, che nella sua casetta per dormire  è costretta ad aprire una brandina nel cucinino e che senza la sua modestissima dimora è destinata a diventare una nuova clochard dei nostri tempi, ha preso carta e penna e ha scritto a Papa Francesco con la semplicità tipica delle persone umili e serie come lei. “Sono una donna peruviana – ha scritto tra l’altro Elisabeth –  e vorrei raccontarvi il mio grande problema. Mio marito Antonio Migliore, italiano, costruì una piccola casa di 20 mq. per necessità, perché eravamo poveri. Mio marito è stato perseguitato e ha sofferto molto per questo problema. Venne a mancare quattro anni fa.  

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I turbamenti ecclesiali procidani.

Mario Giacomelli For Africa

turbamenti ecclesialidi Michele Romano

Sabato 5 ottobre, nell’uscire di casa, incuriosito dal vociare che giunge dall’interno del Santuario di San Giuseppe alla Chiaiolella, entro nel tempio. E qui mi trovo davanti ad una scena da politburo sovietico in cui l’Arcivescovo di Napoli annuncia ad una affollata assemblea di operatori pastorali, sia religiosi che laici, il trasferimento di un sacerdote da Procida a Napoli, motivandolo con il fatto che le carenze delle città sono preminenti su quelle dell’isola.

Apparentemente, sul piano formale, la motivazione fila liscia come l’olio ma, sul piano sostanziale, certamente no e questo per due fattori. Il primo perché Sua Eminenza ha ricevuto informazioni inadeguate e superficiali sull’acuto e critico disagio che è insito dentro il buio oltre la siepe dell’isola mica elica. Il secondo è dettato da un particolare molto significativo che il prete in discussione proviene dall’altra parte del Mondo, come Papa Francesco, con la speranza di innestare una fermentazione nuova e vitale in una comunità così appassita, cupa, egocentrica come la nostra.

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Procida: Papa Francesco

papa francesco

papa francescodi Paoliello

L’altra sera, davanti al televisore, dopo aver atteso con ansia  che dalla loggia della basilica  di san Pietro si affacciasse il nuovo Papa, appena costui è apparso, ho provato un sentimento misto di sorpresa e delusione. E poi ho avuto la sensazione che il tempo si fosse fermato. Anche la grande folla, che attendeva  sotto la pioggia nella piazza stracolma, all’apparire del nuovo Papa, mi è apparsa immobile, come in un “fermo immagine”. Una massa compatta, muta, fissa,  senza  che accennasse a nessun applauso: una sorpresa pietrificata!

La sorpresa, credo, per aver visto spuntare da quel balcone,  un Papa, che lontanamente si aspettava, un Papa sconosciuto, che sembrava essere caduto dal Cielo. Si!  proprio caduto dal cielo! Non nel senso che la sua apparizione fosse  l’indizio di un grande miracolo, ma nel senso che, inaspettato, desse la sensazione che lo Spirito Santo si fosse sbagliato.

Non poteva essere il nuovo Papa quell’uomo,vestito di bianco che appariva frastornato, quasi impaurito dalla folla, che spasimava per l’attesa. Un illustre sconosciuto, che dava l’impressione che si fosse affacciato soltanto per dare, anche lui, le dimissioni, come aveva fatto il  Papa precedente. Ma, appena ha aperto bocca per salutare la folla  con un semplice:”Fratelli e sorelle, buonasera!”  si è capito che quell’uomo rappresentasse il segno del destino e che fosse il Papa adatto per i tempi difficili, in cui  oggi vive la Chiesa. La folla è esplosa allora in un lungo e caloroso applauso, come a significare con tale gesto spontaneo l’ accettazione del nuovo Papa, che non per caso si chiama Francesco, come il poverello d’Assisi.

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