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Giacomo Retaggio e i suoi “Procidani (quasi) dimenticati”

PROCIDA – L’attesa è finita, il nuovo libro di Giacomo Retaggio dal titolo: “Procidani (quasi) dimenticati” edito da Fioranna, è disponibile nelle librerie ed edicole dopo la presentazione avvenuta lo scorso 18 agosto presso il porto turistico del Marina di Procida.

Ed ecco che Vincenzo Scotto di Carlo (Il prete illuminato); Maurizio Scotto di Santolo (Un imprenditore all’avanguardia); Giuseppe Imbò (Il Plinio dei nostri giorni); Antonio Parascandola (Il professore delle pietre); Giuseppe Lubrano di Negozio; Almerindo Manzo detto Nicola (Una voce tonante dal balcone); Luigi Fasanaro (Una voce tonante dall’altare), riprendono vita attraverso la penna vivace, di grande ironia, ma anche di grande umanità, di Giacomo Retaggio.

Caro Giacomo, come nasce questa tua nuova “fatica” letteraria?

«Il libro prende corpo dal desiderio di effettuare un’incursione nel passato di Procida, com’è, d’altronde, costume del sottoscritto. Passato a volte remoto e a volte più recente, a seconda dei casi. I personaggi di quest’ultimo libro sono quasi tutti relativi agli inizi del secolo scorso e, nonostante sia intercorso poco tempo, sono stati quasi tutti già dimenticati, a dimostrazione della voracità del tempo che passa. Eppure essi sono stati delle personalità di primo piano con un’enorme valenza culturale ed operativa. I giovani di oggi (e anche alcuni meno giovani) ignorano completamente la loro esistenza».

“Personaggi (quasi) dimenticati”. Dal titolo traspare una sottile vena ironica, a cosa è dovuta?

«L’ironia nasce proprio dalla rassegnata consapevolezza della dimenticanza contro cui l’unica arma è il tenerne vivo il ricordo il più possibile. Ci sarò riuscito? Chi lo sa! Per lo meno ho tentato di riportarli in vita. Ritengo che questi personaggi siano la nostra storia. Un popolo esiste in quanto ha una storia; un popolo che non ha storia non esiste. E il Procidano è un popolo ricchissimo di storia. Perché farla andare perduta?»

Dalla lettura del tuo libro esce fuori che Procida ha avuto professionisti chiamati ad occupare ruoli di altissimo profilo e responsabilità a livello internazionale. Che effetto ti ha fatto? Quali differenze tra la Procida dei tuoi personaggi descritti in questo libro e quella attuale?

«Facendo il paragone tra i personaggi descritti nel libro e molti di quelli attuali si nota un notevole spirito “arrembante” da parte dei primi. Come se fossero stati forniti di un entusiasmo vergine e puro rispetto ai tempi attuali. O, forse, è un’impressione personale relativa ai tempi che fa vedere le cose sotto un altro aspetto. In effetti ogni epoca ha i sui uomini coraggiosi e fattivi. E in questo non c’è niente di nuovo sotto il sole. Sta di fatto, però, che gli uomini descritti nel libro sono stati uomini di primo piano che hanno dato di sicuro un grosso contributo alla storia di Procida. Basti pensare che solamente i vari Imbò, Parascandolo e l’ammiraglio Lubrano, tutti coevi e della stessa zona isolana, sono stati per anni ai vertici della vita nazionale ed internazionale. E scusate se è poco!»

In questi giorni hai compiuto i tuoi “primi ottant’anni” e sappiamo che la tua infaticabile penna sta elaborando nuove storie e racconti ma, rivolgendoti ai giovani, cosa gli consiglieresti?

«Tu mi chiedi come vedo le cose dall’alto dei miei recenti 80 anni. Vedo le cose con maggiore calma, con maggiore obbiettività e più spassionatamente. L’importante è non perdere l’entusiasmo, non perdere l’anelito alla conoscenza perché quest’ultima è tutto nella vita. Mi danno l’anima quando mi rendo conto che i giovani procidani ignorano la storia di Procida e viene fuori la grossa responsabilità della scuola. La vita è un coro che procede nei secoli e nessuna voce vi può risuonare nuova se non accogliendo in sé ed elaborando le precedenti. Giovani, studiate, studiate e ancora studiate».

Un libro da non perdere, ovviamente, così come sottolinea Marina Lebro, responsabile editoriale di Fioranna, che ha curato la prefazione: «Libro utilissimo, questo di Retaggio, non solo per gli stessi procidani, ma anche per chi vuole meglio capire quest’isola ed i suoi figli. Perché il vero ‘genius loci’ di questi luoghi è l’indomabile, schivo ed originale ‘carattere’ degli stessi procidani, che poi è quello dello stesso autore, altro grande figlio di Procida, capace con i suoi scritti di farci conoscere ed amare, ancora di più questa isola, ed i suoi abitanti».

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