L’anno nuovo sarà caratterizzato, nella sua prima parte, da un evento alquanto decisivo per il futuro prossimo del nostro Paese, cioè le elezioni politiche di fine febbraio. Tutto ciò avviene in un momento di grave e profondo disagio sociale ed economico in cui gli strati di impoverimento della nostra società vanno sempre più aumentando e le prospettive delle future generazioni sembrano inoltrarsi sempre più in una selva oscura.
Parimente si è dentro una stagione politica confusa, rissosa, autoreferenziale con la perdita totale della bussola che conduca all’orizzonte di una ricomposizione di una idea, di una visione di una comunità che attualmente ha perso tutti i suoi connotati. In tal senso si sperimenta tale situazione già nei primi passi della campagna elettorale, dove i residuati bellici della Prima e Seconda Repubblica, soggetti completamente avulsi dalle drammatiche problematiche che investono gran parte dei cittadini, si sono messi al centro del scena per vanificare qualsiasi tentativo di cambiamento. Certamente, come contrappeso, lascia ben sperare chi si è proiettato, anche se tra luci ed ombre, verso la tornata elettorale, con metodi innovativi e partecipativi tali da condurre ad un rilevante e significativo rinnovamento della classe politica.