La liberazione del tempo, della vita, della politica e della speranza.
“Non sa il tempo se non chi lo fece”, dice un vecchio proverbio. Saggezza antica che forse esprime una delle verità più elementari e pregnanti: il tempo è il mistero del misteri che a sua volta nasconda o meglio racchiude il mistero della vita e della morte. Forse è per questo che temiamo il tempo, il suo scorrere inesorabile, il suo “rodere ogni cosa”. E che amiamo gli orologi, i calendari, i riti, la festa di fine/inizio d’anno. La ripetitività di questi strumenti di misura dei tempo ci rassicura e seda l’angoscia. Il ticchettio dei secondi, il succedersi delle ore, dei giorni, degli anni, il riproporsi sempre uguale dei riti quotidiani e festivi, la loro rassicurante continuità, ci illudono di dominare il tempo e ci danno la sensazione dell’eternità. Ma ci consentono di vivere. Un po’ come il “farmaco” donato da Prometeo agli uomini per salvarli dalla distruzione decretata dagli dèi: guarire il tempo, riappropriarci del tempo, è forse una delle rivoluzioni più difficili e significative della nostra era.
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