Le cronache di questi ultimi giorni ci stanno “regalando” lo specchio di una classe dirigente quasi, per molti del tutto, indegna di questo nome. L’occasione ci ha spinto a rileggere e riproporre l’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano” pubblicata nel 2011, che vede tra i protagonisti anche il procidano On. Luigi Muro, quando si parlava di deputati in libera uscita per dare sostegno al governo Berlusconi (nel caso specifico la trattativa non è andata a buon fine).
Fonte: “Il Fatto Quotidiano”
“Dopo l’onorevole Di Biagio, anche Muro di Fli rivela: “Verdini mi disse: chiedimi cinque cose. Berlusconi era d’accordo”
di Sandra Amurri
La denuncia dell’on. Aldo Di Biagio di Fli consegnata al Fatto ha squarciato quel velo che copriva la bassezza di una politica ridotta a merce di scambio. La diga si è rotta e il coraggio scorre senza freni. Anche l’onorevole di Futuro e libertà, Luigi Muro decide di raccontare la sua storia di resistenza. Avvocato, 51 anni, sposato padre di tre figli, finiano da sempre, una lunga esperienza amministrativa: dieci anni sindaco di Procida, uno dei pochi a dimettersi da consigliere regionale una volta nominato assessore provinciale, Muro il 15 dicembre, giorno dopo la fiducia della vergogna, subentra a Domenico De Siano del Pdl eletto consigliere regionale in Campania.
“HO RESISTITO due mesi, poi non ce l’ho fatta più e a febbraio ho comunicato a Gasparri che sarei passato a Fli”, racconta Muro che spiega: “Mi piacerebbe andare sui giornali per ciò che faccio, ma di fronte all’antipolitica è importante che si sappia che ci sono anche persone che antepongono l’etica e la dignità al mercimonio”. E Gasparri? “Sei folle! Devi ripeterle a Verdini queste cose”. Le ho ripetute a Verdini, ma a lui non interessava proprio il piano politico, mi ha sopportato più che ascoltato e al termine mi ha chiesto: dimmi cinque cose che desideri dopodiché mettici il timbro e considerale fatte. Vieni a vivere a Roma, tu fai l’avvocato ci penso io. E io continuavo a fare ‘no’ con la testa. Il giorno dopo Gasparri mi ha detto: è opportuno che tu parli anche con Berlusconi. Non gliel’ho detto ma avevo deciso di non accettare. Era giovedì, sono tornato a Procida, la sera a tavola ne ho parlato con la mia famiglia. Mio figlio mi ha detto: papà sbagli, devi dire in faccia a Berlusconi le ragioni che ti spingono ad andartene, in fin dei conti sei avvocato hai una storia politica alle spalle che ti importa se non farai più il deputato. Ho comunicato a Gasparri che avrei incontrato il premier. Mi ha ricevuto a Palazzo Chigi, con me c’era Gasparri, il 17 marzo, giorno in cui era in corso il Consiglio dei ministri per decidere se aderire alla missione umanitaria in Libia.
