Con il passare dei giorni sembra sempre più evidente che il gesto con cui Benedetto XVI ha posto fine al suo pontificato, non è quello di rinuncia ma in realtà l’opposto ovvero un segnale di governo di notevole dimensione coniugato ad un atto di alto magistero spirituale. Le sue dimissioni vogliono affermare con forte determinazione una ben definita de-sacralità della propria carica. Il contenuto teologico di essa (essere, cioè, il vicario di Cristo) resterà inalterata ma la modalità di designazione e d’esercizio assumono un’impostazione del tutto comune ed ordinaria. Infatti, se è possibile che il Papa si dimetta, allora anche altre novità sono possibili, partendo dal fatto che viene messo in discussione il modo d’essere della struttura centrale del governo della Chiesa con il sottoporla alla dura prova del tempo e della pochezza umana. Certamente tale struttura, negli ultimi tempi, ha offerto spettacoli alquanto penosi di cattivo costume, di calunnie, di giochi di potere, di ambizioni senza freno. Colpa delle regole in vigore nell’organizzazione curiale che il gesto del Papa sta ad indicare che possono e devono cambiare. Infatti, è cosa ancora possibile che l’elezione del Pontefice è un’esclusiva di un pugno di anziani oligarchi maschi nelle cui mani è concentrato il potere delle Congregazioni e per entrare in questa ristretta cerchi non si badi a nulla?
Gli italiani: un popolo di santi, maghi, furbi o fessi?
di Nicola Silenti «L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono». Chissà se immaginava di essere ricordato come un oracolo o un profeta Giuseppe Prezzolini, il grande giornalista e scrittore … Leggi tutto