Parola d’ordine l’egocentrismo. Di Michele Romano
Se entriamo nella quotidianità della nostra vita dentro il quadro dell’attuale momento socio politico del Paese, ci possiamo raffigurare come viandanti in un territorio apolide, in un tempo di passaggio, sottoposti ad orientarsi in un cammino al buio, senza regole poiché le vecchie hanno intrapreso il viale del tramonto e le nuove sembrano destinate a sottoporsi alle sette immani fatiche di Ercole per potersi svelare. E qui, preso atto dello smarrimento in cui si è immersi, è cosa opportuna fermarsi a riflettere sulla scogliera, utilizzando un immagine di mare così cara a noi, nati su di un isola: Procida, perché è pregnante di un atmosfera d’armonia erotica che concilia se stesso con tutto il creato. Ciò conduce a comprendere e individuare qual è la malattia invasiva che ha decomposto le comunità tanto da spingerle verso un declino inarrestabile. Ebbene emerge con estrema chiarezza che il suo nome è “Egocentrismo”. A tal proposito è sufficiente osservare ciò che sta accadendo dopo le elezioni politiche di fine febbraio dove, invece di concentrarsi a costruire un governo che prenda di petto la terribile crisi sociale, economica e morale che ha investito il Paese, siamo assaliti dalle deleterie questioni personali di Berlusconi, dalla schizofrenia fondamentalista di Grillo e Casaleggio che rischia di deturpare la novità del M5S, dall’inadeguatezza di Bersani di dare segnali forti di discontinuità, tolta la fortunata scelta di Boldrini e Grasso alla presidenza di Camera e Senato.