di Francesco Marino
Gentile Marco, non le saranno sfuggite le tragiche avventure in terra di Somalia dei marittimi procidani e non, tenuti in ostaggio dai pirati. Dopo mesi di silenzio, quasi imposto dalla Farnesina, i procidani si sono ribellati e con una serie di manifestazioni hanno ottenuto una discreta visibilità sui media, anche grazie al comitato “Liberi Subito” che si è attivato.
Procida è una delle tre isole del martoriato Golfo di Napoli e, per definizione, un’isola tranquilla, da sempre dedita alla marineria che rappresenta la maggior parte del Pil delle sue famiglie.
Lettere
Procida. Savina Caylyn, la nave fantasma
Giovedì 25 agosto l’importante sito di informazione di pace PeaceReporter ha pubblicato due lettere: una della procidana Dora Scotto Lavina e la seconda di Adriano Bon padre del primo ufficiale di coperta Eugenio Bon, uno dei cinque marinai italiani in prigionia, che richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso della Savina Caylyn, la petroliera italiana sequestrata lo scorso febbraio dai pirati somali con 17 marinai indiani e i 5 italiani a bordo. La vicenda non è ancora giunta a conclusione e, stretta nella morsa delle varie emergenze nazionali e internazionali, rischia di cadere nell’oblio. Cosa sta facendo il governo italiano per risolvere il caso? Qual è l’atteggiamento dell’armatore? Familiari e amici dei marittimi attendono risposte.
Procida. Per liberare i marittimi occorrono innanzitutto gli intellettuali
Occorre appellarsi a tutti, ma proprio a tutti, perché dopo 7 mesi, siamo giunti ad una situazione disperatissima: sono disperatissimi e all’estremo di ogni umana resistenza gli uomini dell’equipaggio; disperatissime e senza più lacrime sono ovviamente le famiglie; allo stato ci occorrono disperatamente dei supereroi.
Savina Caylyn. Lettera del padre di Eugenio Bon: "mantenere alta l'attenzione"
‘LIBERI SUBITO’ tutti a Roma il 7 settembre.
Adriano Bon, padre di Eugenio Bon, uno dei cinque marinai italiani sequestrati dai pirati somali sulla Savina Caylyn, ha inviato una lettera al direttore di Liberoreporter Gaetano Baldi.
La pubblichiamo integralmente.
Procida. Pirati. Appello al maestro Nico Granito e ai 'Ragazzi dei Misteri'
spero che il tuo impareggiabile estro non sia in vacanza perché penso che per continuare in maniera più incisiva questa crociata anche i simboli e le icone da agitare, abbiano la loro importanza strategica ed il loro impatto visivo.
E’ vero che è nato tutto improvvisamente, confusamente, tutto organizzato in tempi inauditi, che il comitato dovrebbe essere quanto prima presieduto da un Don Ciotti, o Andrea Riccardi, o Alex Zanotelli, o Gino Strada, ma non sarebbe opportuno pensare anche a qualcosa di originale e più persuasivo?
Tu pensi che i drappi bianchi siano i più indicati? Non ti sembrano i simboli di una resa incondizionata?
Pirati. Appello all'On. Muro. anche allo Stadio San Paolo: LIBERI SUBITO!
Riceviamo e pubblichiamo da Salvatore Iovine
Preg.mo On.le Muro,
non aspettiamo mai che si strappino prima le vesti le solite organizzazioni umanitarie, portate avanti con pochissimi quattrini e umili volontari, missionari laici e non. Strappatevi anche voi onorevoli, di fronte a quelle “AULE SORDE E GRIGIE”, almeno una volta ogni 5 anni, i vostri griffati gessati.
Procida. Forza sindaco. Avanti tutta!
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Salvatore Iovine al Sindaco di Procida Vincenzo Capezzuto.
Legittima la crociata contro l’alcool ai baby. Urge sgombrare anche tutta l’arteria principale da potenziali e stanziali auto-killer per pedoni e passeggini
Gentile sindaco,
dalla raffica di mail che sono piovute nella casella di posta elettronica nelle ultime 24 ore, ho capito che una discreta fetta dell’elettorato che non solo non L’ha votata a marzo 2010 ma ha sperato ardentemente fino all’ultima scheda elettorale che Lei non fosse mai eletto, almeno questa volta, idealmente è con Lei. Complimenti per le coraggiose ma tardive scelte impopolari, non si faccia scoraggiare
Procida. Andare per mare per lavoro. E rischiare di non tornare
da una lettera inviata al sito http://www.oggi.it
Salve
Comincio questa lettera presentandomi; mi chiamo Strazzi Domenico originario ed attualmente residente sull’isola di Procida e sono un Ufficiale di Macchina della Marina Mercantile, ammesso che di Marina Mercantile si possa ancora parlare, sto scrivendo a voi, alte cariche ed organi principali dello Stato Italiano, ai Quotidiani di informazione nazionale, ed a chiunque voglia ascoltare, per esprimere il mio forte risentimento e per portare la vostra attenzione su di un particolare fatto di cronaca internazionale, che da quando è accaduto non ha ancora visto, purtroppo, alcuno sviluppo.
Procida: La lanterna di Diogene
di Michele Romano
Raccontare, entrare dentro lo stato d’animo e il senso del vivere, le aspettative di una comunità quale stagione migliore dell’estate predispone a comprendere la dimensione, la consapevolezza delle angosce, frustrazioni e speranze che si annidano in esse.
Ebbene cosa si riscontra a Procida? Da un lato ciò che prevede il senso comune si può ricavare dalla narrazione che, negli incontri quotidiani, donne uomini, giovani, anziani esplicano. Qui emerge un sentimento di smarrimento, di abbandono, di sfiducia, di isolamento, di assuefazione al fai da te tanto da far diventare cosa naturale il vivere con furbizia, di attenersi a comportamenti scorretti e illegali creando danni per se e per gli altri (vedi questione dei rifiuti).
Liberateli !
Riceviamo e pubblichiamo dal cap. Angelo D’Orio, una sua lettera inviata alla nostra redazione, come a molte testate giornalistiche, sulla drammatica vicenda del sequestro dei nostri concittadini nelle mani dei pirati somali da ormai 6 mesi. La sottscriviamo in pieno e la facciamo nostra. Se volete aderire firmate con un commento alla lettera o sulla nostra pagina facebook. Grazie ancora Angelo.
Gentile Direttore,
mi chiamo Angelo D’Orio e abito a Procida, una splendida isola del Golfo di Napoli, da 6 mesi alcuni miei paesani stanno vivendo una esperienza terrificante.
Sono nelle mani dei “pirati” somali, parlo delle due navi ITALIANE di Compagnie Armatrici Italiane la “Savina Caylin” e la “Rosalia D’Amato”.
Anche il Santo Padre nell’Angelus li ha voluti ricordare, ma il tempo che passa e il silenzio assordante di tutti i media nazionali rende quest’attesa, principalmente per i familiari una ferita aperta e sanguinante. Non vi è nessuna traccia mediatica se non all’inizio, da parte di tutti i giornali, televisioni ed altro di questa tragedia umana che si sta consumando, sotto gli occhi di tutti, ma che si fa finta di non sapere, di non vedere, di non sentire….
