Procida: La “Grancia” dell’Annunziata, la più popolosa dell’isola.

grancia annunziata

di Giacomo Retaggio In questo excursus lungo i quartieri di Procida dal carattere storico cultural- antropologico, che con un po’ di presunzione e molta faccia tosta ti sei accinto a compiere, oggi ti tocca scrivere della “grancìa” dell’Annunziata. E ti accingi a farlo con titubanza perché questa è la zona dove sei nato, cresciuto, fatto … Leggi tutto

Cuore di mamma

pischera

di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo Tra il verde rigoglio dei rovi, a stento si distingueva quella grande cisterna di acqua piovana, interrata. Era una specie di “Piscina mirabilis”, con la volta a botte, grande come una chiesa, un vero e proprio tempio sotterraneo, dedicato all’acqua. La sua bocca principale si apriva all’ombra di un maestoso … Leggi tutto

In festa la parrocchia di San Giuseppe a Chiaiolella

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di Michele Romano Don Michele insieme a mio zio, Don Libero, ha avuto un ruolo significativo nel periodo in cui si va a determinare il profilo formativo di una persona cioè l’adolescenza. È nella parrocchia di San Giuseppe, che sotto la sua guida, ho appreso che la vita ha un senso forte e profondo, in … Leggi tutto

La festa della donna

8 marzo

8 marzodi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Oggi è la festa della donna. Approfitto per recarmi dal medico per farmi prescrivere medicinali per mio padre. Per tutto il tempo che sono stato imbarcato, inevitabilmente, per queste piccole incombenze, ci ha sempre pensato mia sorella. Ma capirai, oggi è la festa della donna, vatti a pescare mia sorella!

Il medico anziano, che conosce molto bene tutta la mia famiglia, specie mio padre, suo paziente da sempre, nel segnarmi le solite gocce per la circolazione, dei blandi sedativi e lo sciroppo per la tosse, mi ricorda che proprio oggi è il compleanno del mio grande vecchio.

Presumo che l’abbia dedotto dalla data di nascita sul tesserino medico. Non posso far altro che ringraziarlo, anche se  intimamente senta il rammarico per non aver ricordato una ricorrenza così importante.  Ma non finisce qui. Il medico continua a sorprendermi nell’anticiparmi la data di compleanno di mia madre, il 19 marzo prossimo.

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Ho amato solo la tua anima

facebook condom

facebook condomdi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Una cucina così non l’aveva mai vista. Piatti sporchi, bottiglie semivuote, bicchieri  rovesciati, un disordine indescrivibile dappertutto. Dal  cestino dei rifiuti, stracolmo, tra i tanti fazzolettini di carta, appallottolati, spuntava  addirittura un preservativo.

Appena varcato l’uscio,  il dottor  Pietro, medico stimato e uomo di sani principi, rimase allibito. Si girò verso la  moglie, che gli era accanto per la colazione,  e la fissò con uno sguardo severo e sospettoso.

– Io  quel “coso” non l’ho mai usato-  voleva gridarle. Tuttavia le parole gli rimasero inespresse tra le labbra serrate, che mal celavano l’intimo disgusto.

-Pazienza, -si sfogò la moglie, pensando che il tacito rimprovero del marito si  riferisse al disordine – Pazienza  ci vuole  con i figli di oggi. Guarda Marina come ha lasciato la cucina dopo la cena col suo collega infermiere.

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Amore platonico

amore platonico

amore platonicodi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Era una donna di  un fascino unico, piacevole e sfuggente allo stesso tempo.

Mentre  il suo volto giovanile, incorniciato da un eterno fazzoletto nero, trasmetteva una sacra soggezione, il suo corpo flessuoso ed elegante, costretto in un abito attillato, altrettanto scuro, suscitava una vera tempesta di sensi.

Aveva trent’anni, quando l’incontrai per la prima volta alla ”scuola gioiosa”, una sorta di scuola privata, fondata da un mio professore di latino.

E da allora fu  per me la “signora”.

Eravamo tutti giovani, e ognuno di noi oltre ad essere alunno, era pure insegnante. Della materia che conosceva di più.

Una bella idea, che costituiva l’alternativa per tutti quei  ragazzi, a cui non piaceva la vita sul   mare, e per quelle  ragazze, a cui non piaceva fare la casalinga.

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Convegni d’amore con sorpresa

centane

centanedi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Erano i tempi che a Procida già dal tipo di abitazione, potevi arguire che tipo di persona ci abitasse, e soprattutto a che ceto sociale appartenesse.

In una località abbastanza isolata, in cima ad un poggio, alla fine di tante case povere disposte su un solo lato della strada, sorgeva un grosso palazzo di color rosso pompeiano, che dominava l’ampia baia di mare, rivolta a mezzogiorno. In quel palazzone, di chiara origine borbonica, abitava un signorotto dell’epoca, che sia per carattere, sia  per professione, disdegnava non solo i suoi vicini, ma tutti coloro che non riteneva degni della sua nobile condizione.

Vecchio comandante in pensione, padre di  tre splendide figliuole, pretendeva che queste  non dessero confidenza a quei  giovanotti, che non fossero all’altezza del lignaggio.

Le prime due avevano seguito alla lettera i comandamenti del padre: sia la prima che la seconda sposarono un comandante, o meglio, fu  imposto loro, un comandante.

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Procida: Rivali in amore

maiale scannato

maiale scannatodi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Un grido agghiacciante, all’improvviso, lacerò l’aria gelida di quel freddo pomeriggio di gennaio.

Al riparo di una “loggia” di fascine, lassù nella campagna di Solchiaro, si procedeva all’antico rito dell’uccisione del maiale.

La povera bestia, posta di traverso su un tino capovolto, alla prima coltellata,  reagì con uno strattone, talmente violento, che i quattro uomini, che l’agguantavano ciascuno per una zampa, riuscirono a stento a trattenerla.

Ciro,” ‘u mpicciuso”, il proprietario del “porco”, rosso in viso, mentre attizzava il fuoco sotto il fusto dell’acqua bollente, inveiva  come un ossesso contro il macellaio, accusandolo di non essere stato preciso nel centrare la vena del collo. Nel frattempo, bestemmiando,  incitava i due giovani figli, a stringere con più forza  la corda attorno alle zampe posteriori, e che stessero soprattutto  attenti a qualche scalciata a tradimento.   

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Lo strano caso della signora Azz

lady azz

lady azzdi Franco Ambrosino

Una storia normale con qualche simpatico sorriso. Azz sono le prime tre lettere del cognome che identificano una signora dal portamento regale, imponente e sicuro come poche, deciso e determinato come si conviene a chi si trova nella sua situazione. Perché tutto si può dire, tranne che qualcuno possa approfittare impunemente di lei. Svolge un lavoro a contatto con il pubblico e lo fa con quel raro e prezioso senso del dovere che viene riconosciuto per esempio solo a coloro che della legalità hanno fatto il loro mestiere. Forse per lei e’ una missione o forse più, forse nulla di tutto ciò. Nel suo non fa distinzioni di età, giovani e vecchi, di sesso, uomini e donne, di razza, bianchi, neri o gialli per lei pari sono, di lingua, puoi anche non parlare la sua, ha modo di farsi capire, insomma una perfetta interprete del principio dell’uguaglianza formale e sostanziale. Già perché di fronte a lei tutti sono tenuti ad identificasi. Non ci sono scuse di tempo, anche se si arriva all’ultimo momento, di meteo , anche se fuori fa freddo, piove o fa la neve o c’è un sole che spacca le pietre, di salute, con tosse, raffreddore o voce fioca, di memoria, non ammette dimenticanze. Anche se si passa da lei tutti i giorni o più volte nella stessa giornata, dura lex, sed lex.

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Un uomo tradito

bernacca

bernaccadi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Fosse vissuto ai giorni nostri l’avremmo chiamato Bernacca. L’arte di prevedere il tempo era per lui una dote innata. Si chiamava Enrico d’Ignazio e visse a Procida nel secolo scorso . Di mestiere faceva il contadino. E i contadini di Solchiaro, la località dove possedeva un pezzo  di terra, lo consideravano  quasi uno stregone.

– Amma dumandà a Enrico d’Ignazio! – sostenevano prima di intraprendere qualsiasi opera in campagna.

Enrico era felice di rendersi utile e a qualsiasi ora era sempre disponibile.

Trascorreva l’intera giornata nel suo orto, e  anche i suoi frugali pasti li consumava lì sul posto. O sotto il fico all’esterno o nel piccolo vano, adiacente la cantina, dove aveva a disposizione anche il letto per i lunghi pomeriggi d’estate. Soltanto a sera inoltrata tornava  nella sua casa  in paese, dove ad attenderlo c’era la giovane moglie. Giovane ed anche bella.

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